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7 mag 2022

Allarme Omicron, cresce il numero di chi si infetta per la seconda volta. Ecco perché

Dal 24 agosto  397.084 casi di reinfezione da Covid. Nell'ultima settimana sono stati il 5 per cento del totale

matteo sannazzaro
Cronaca
Variante Omicron
Variante Omicron

La pandemia sembra essere sotto controllo ma crescono i casi di chi si infetta per la seconda volta di Covid.

 "Dal 24 agosto 2021 al 4 maggio 2022 sono stati segnalati 397.084 casi di reinfezione" con virus Sars-CoV-2, "pari al 3,3% del totale dei casi notificati". Mentre "nell'ultima settimana la percentuale di reinfezioni sul totale dei casi segnalati risulta pari al 5%", ulteriormente "in aumento rispetto alla settimana precedente" quando "il valore era 4,5%". E' uno dei dati segnalati nel report esteso dell'Istituto superiore di sanità (Iss) su Covid-19 in Italia. Un trend che gli esperti attribuiscono alle caratteristiche di super contagiosità e immunoevasione della variante Omicron e della sua famiglia, che si arricchisce di nuove sottovarianti come Omicron 4 (già segnalata in qualche regione del nostro Paese, come riferito ieri da Anna Teresa Palamara, direttore Malattie infettive Iss) e Omicron 5. 

"L'analisi del rischio di reinfezione a partire dal 6 dicembre 2021, data considerata di riferimento per l'inizio della diffusione della variante Omicron - si legge nel rapporto - evidenzia un aumento del rischio relativo aggiustato di reinfezione (valori significativamente maggiori di 1) nei soggetti con prima diagnosi di Covid-19 notificata da oltre 210 giorni, rispetto a chi ha avuto la prima diagnosi di fra i 90 e i 210 giorni precedenti; nei soggetti non vaccinati o vaccinati con almeno una dose da oltre 120 giorni, rispetto ai vaccinati con almeno una dose entro i 120 giorni; nelle femmine rispetto ai maschi. Il maggior rischio nei soggetti di sesso femminile può essere verosimilmente dovuto", secondo l'analisi Iss, "alla maggior presenza di donne in ambito scolastico (oltre l'80%), dove viene effettuata una intensa attività di screening, e al fatto che le donne svolgono più spesso la funzione di caregiver in ambito familiare".  Ancora, il rischio di reinfezione è maggiore "nelle fasce di età più giovani (dai 12 ai 49 anni), rispetto alle persone con prima diagnosi in età compresa fra i 50-59 anni. Verosimilmente", ciò è "attribuibile a comportamenti ed esposizioni a maggior rischio, rispetto alle fasce d'età superiore a 60 anni". Infine, la probabilità di reinfezione è maggiore "negli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione".  

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