Londra - Potrebbero cambiare a breve le regole per la lotta al Covid-19 nel Regno Unito, che da giorni sta vivendo una brusca impennata di contagi, con punte di 52mila nuovi positivi in 24 ore. In più occasioni il premier Boris Johson ha spiegato di non essere intenzionato a far scattare il "Piano B" nella gestione della pandemia, sebbene sia diffusa tra i medici britannici la preoccupazione che la pressione sul sistema sanitario diventi progressivamente insostenibile. In cosa consiste il "Piano B"? Si tratta di una strategia tenuta per ora di riserva dall'esecutivo, rispetto a quella attuale di scommettere solo sui vaccini per tenere a bada ricoveri e decessi, che prevedrebbe il ritorno all'obbligo della mascherina nei luoghi pubblici più affollati, di un'indicazione diffusa per il lavoro da casa e l'istituzione di un Green Pass vaccinale anche in Inghilterra. 

In Gb 36.500 casi

Oggi i contagi registrati nel Regno Unito sono 36.567 (oltre 3000 meno di ieri): per il secondo giorno di fila sotto quota 40.000 dopo quasi due settimane al di là di questa soglia. In ulteriore calo pure i decessi, scesi a 38 contro 72 di ieri, ma alleggeriti dal consueto ritardo statistico di parte dei dati relativi al weekend che tendono poi ad appesantire il bilancio fra il martedì e il giovedì. Mentre resta al momento stabile il totale dei ricoveri in ospedale (a 8.238, contro i picchi di 39.000 delle ondate dei mesi scorsi), grazie all'effetto barriera attribuito al doppio vaccino somministrato finora nel Paese all'80% della popolazione sopra i 12 anni. 

Verso obbligo vaccinale per i sanitari

Nonostante lo stesso esecutivo abbia spiegato che c'è la possibilità di un "inverno impegnativo" per ora è però non è stata reintrodotta alcuna limitazione. Le principali restrizioni anti-Covid sono state eliminate quest'estatate, il 19 luglio, giorno del cosiddetto "Freedom Day". Ora però il governo britannico strarebbe valutando l'introduzione del doppio vaccino obbligatorio anti Covid per tutto il personale del servizio sanitario nazionale (Nhs). "Una decisione finale non è stata presa, ma è qualcosa che ho in mente" ha detto oggi alla Bbc il ministro della SaluteSajid Javid sottolineando come una misura simile esista in "molti altri Paesi" (Italia compresa ndr) dell'Europa e come medici e infermieri non solo abbiano un maggiore rischio di infezione, ma siano anche a contatto con persone particolarmente vulnerabili. Il ministro detto fiducioso che malgrado tutto i britannici possano ancora avere "un Natale normale". 

"La situazione nel Regno Unito dimostra che l'emergenza non è finita"

Crisanti: cosa dobbiamo imparare da Gb

Intanto gli occhi di mezza Europa sono puntati Oltremanica. L'obiettivo è fare tesoro di quanto accaduto nel Regno Unito per orientare la gestione dalla pandemia. "Se non vogliamo che accada quello che stiamo vedendo in Gran Bretagna, la terza dose di vaccino anti-Covid dovrebbero farla tutti. La situazione nel Regno Unito dimostra che l'emergenza non è finita. In assenza di protezione il virus si diffonde anche con una notevole copertura vaccinale" ha ricordato oggi Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell'Università di Padova, su Cusano Italia Tv. Sulla terza dose "c'è un'indicazione di opportunità - ha spiegato- perchè sappiamo che la protezione dopo 6 mesi scende in modo significativo, quindi tutte le persone vulnerabili e il personale sanitario dovrebbero farla il prima possibile. Poi c'è un'esigenza di sanità pubblica, perché la maggior parte delle persone dopo 6 mesi dalla seconda dose diventa molto più suscettibile a trasmettere la malattia e in alcuni casi anche ad ammalarsi, quindi la terza dose deve essere contemplata come un vero e proprio programma di sanità pubblica a lungo termine". Se ci si pone "l'obiettivo di proteggere subito fragili ed anziani - ha aggiunto Crisanti - è chiaro che va fatta subito a queste due categorie. Se invece l'obiettivo è quello a lungo termine di bloccare la trasmissione, e continuare ad avere una vita come questa, senza le preoccupazioni che ha in questo momento la Gran Bretagna, è chiaro che va fatto a tutti". È probabile che ogni anno, conclude Crisanti, "bisognerà ripetere la vaccinazione. Io penso che si dovrà raggiungere un equilibrio a livello di popolazione tra persone vaccinate e persone guarite che bloccano la diffusione del virus. Eliminare completamente un virus che si è stabilizzato è praticamente impossibile". 

Nuova variante Delta AY.4.2: "E' già arrivata in Italia"

La sottovariante di Delta  AY.4.2

Massima attenzione anche alla sottovariante di Delta - AY.4.2: dai dati aggiornati al 21 ottobre, risultano 93 le sequenze registrate in Italia (fonte la piattaforma Gisaid). Sono i numeri più recenti per questo sotto-lignaggio della variante Delta di Sars-CoV-2, che è diventato un 'osservato speciale' in Gb (che ha depositato alla stessa data 15.201 sequenze di AY.4.2, cioè il 93,8% del totale di quelle registrate in Europa, che a loro volta pesano per il 99% sul totale mondo). A mostrarli è stato oggi Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss).  Fra i vari sistemi di sorveglianza, ha spiegato Brusaferro, "abbiamo anche il monitoraggio delle varianti. Abbiamo visto come Sars-CoV-2 sta evolvendo. All'inizio siamo partiti con un virus totalmente nuovo che abbiamo censito e valutato, e poi progressivamente ci siamo dovuti confrontare con le sue varianti. Varianti competitive, che si sono sovrapposte e oggi caratterizzano il quadro epidemiologico. Se a inizio anno avevamo la variante Alfa" dominante, "oggi siamo con la Delta e stiamo valutiamo possibili sottovarianti della Delta. E' una situazione in continua evoluzione".  E per quanto riguarda il nuovo sotto-lignaggio di Delta, i potenziali effetti delle sue due mutazioni caratterizzanti sulle proprietà virali sono in questo momento oggetto di studio, secondo quando è stato mostrato da Brusaferro nel suo intervento. Le mappe sulle varianti si abbinano a quelle sui casi e da questo, ha illustrato il presidente Iss, "vediamo come impatta la sottovariante AY.4.2" in Italia "rispetto all'insieme dei sequenziamenti a livello globale". Gli ultimi dati mostrano appunto 93 sequenze per la Penisola. Erano 86 secondo i numeri aggiornati al 19 ottobre, resi noti dallo stesso Brusaferro venerdì scorso durante il consueto punto stampa sul monitoraggio Covid della Cabina di regia. 

Il Covid in Italia e Lombardia

Bollettino Covid Italia oggi

Oggi 2.535 i nuovi contagi da Covid-19 in Italia oggi, secondo i dati nel bollettino della Protezione Civile e del ministero della Salute. Si registrano altri 30 morti. Sono 222.385 i tamponi, tra molecolari e antigenici, processati in 24 ore, che fanno rilevare un tasso positività pari all'1,1%. Calano i pazienti in terapia intensiva, 3 in meno rispetto a ieri, ma aumentano i ricoverati con sintomi, che sono 106 in più da ieri. In totale sono 338 i pazienti in terapia intensiva e 2.579 quelli ricoverati nei reparti.  Da inizio emergenza sono state contagiate dal Covid-19 4.743.720 persone, mentre le vittime sono 131.856. Ad oggi sono 4.537.210 i guariti, 2.626 nelle ultime 24 ore, mentre gli attualmente positivi in Italia sono 74.654, 121 in meno di ieri. 

Covid Lombardia e Italia oggi 25 ottobre: contagi, positivi, ricoveri e terapie intensive

"Potrebbero esserci altre chiusure in caso di diffusione della variante Delta plus"

Pregliasco: con variante Delta plus possibili altre chiusure

"È possibile, potrebbero esserci altre chiusure in caso di diffusione della variante Delta plus. La nuova variante è infatti il 10% più contagiosa della Delta, anche se per fortuna meno pericolosa" ha detto a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, il direttore del Galeazzi di Milano e Anpas Fabrizio Pregliasco. "Questo Covid rimarrà endemico, in alcuni paesi la cosa sta risalendo e quindi anche noi questo inverno potremmo doverlo mettere in conto, altre pandemie possono arrivare", ha aggiunto. Secondo Pregliasco, inoltre, potrebbe esserci una risalita dei contagi "viste anche tutte le riaperture e il ritorno in presenza del lavoro". Quanto alle future feste natalizie, "non bisogna eccedere - ha concluso - e a tavola sin potrà stare al massimo in 6 o 8".