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11 feb 2022

L’eredità del Covid: anziani più fragili e soli

In Lombardia 2,3 milioni di over 65 e 400mila ultra 85enni non autosufficienti. La ricerca sulla terza età: più solitudine nei piccoli comuni

federica pacella
Cronaca
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DONNA ANZIANA
Molti gli anziani colpiti dal covid (foto di repertorio)

Brescia -  Ci vorranno tempo , risorse e probabilmente un approccio diverso rispetto al pre-pandemia per ricucire lo strappo che il Covid ha creato nella fascia di popolazione della terza età. Una doppia emergenza, si potrebbe dire. Non solo, infatti, gli over 65 sono stati i più colpiti dal virus sul fronte sanitario (oltre il 92% dei decessi per Covid ha riguardato questa fascia d’età), ma sono stati anche quelli più penalizzati dall’isolamento, perché la necessità di ridurre i contatti sociali, per chi magari non era neanche avvezzo ad usare smartphone e computer, ha accentuato il senso di solitudine già preesistente. Una situazione che è stata fotografata da “Più fragili dopo la tempesta? Ricerca sugli anziani in Lombardia: bisogni, desideri, risorse“, la più ampia indagine svolta sugli anziani lombardi dopo due anni di emergenza sanitaria. 

Il lavoro è stato promosso da Spi Cgil Lombardia, Fnp Cisl Lombardia, Uilp Uil Lombardia che, in collaborazione con Ars Associazione per la Ricerca Sociale di Milano hanno costituito un ossservatorio regionale sulla terza età. I numeri, innanzitutto. Gli ultra 65enni in Lombardia sono circa 2,3 milioni e aumentano al ritmo di 40-50mila all’anno. La pandemia ha inciso fortemente sulle loro condizioni di vita non solo da un punto di vista economico, ma anche sanitario, sociale, nelle relazioni, nella possibilità di ricevere aiuto, nell’uso del tempo e delle risorse che il territorio offre. C’è stata una riduzione di orizzonte, che ha colpito tutti, ma ha inciso particolarmente sulla terza e quarta età, già di per sé segnate da spaesamento, sospensione e perdita di progettualità. Dal punto di vista dello stato di salute generale, nonostante ci siano ampie quote di anziani che vivono un relativo benessere, emerge un 15% di anziani con problemi di non autosufficienza parziale o totale.

Contando anche la fascia di popolazione che supera gli 85 anni, dove si è fermata la ricerca, si calcolano oltre 400mila anziani lombardi con problemi di non autosufficienza. Sono soprattutto ‘grandi anziani’, che abitano da soli e che spesso hanno bassi livelli di istruzione. Proprio la solitudine è il dato che più impressiona e che ha subito un peggioramento con la pandemia: il 14% degli anziani ultraottantenni vive in una situazione di autoreclusione domestica importante. Questo significa che oltre 100mila anziani lombardi si trovano a vivere confinati in casa, con evidenti problemi nella fruizione dei necessari servizi quotidiani.

Rapportando la percentuale agli over-80 che vivono nelle diverse province, il numero maggiore lo si riscontra nel Milanese (quasi 35 mila persone), seguito da Brescia (11mila) e Bergamo (quasi 9,9 mila). Non è detto, però, che siano le grandi città i luoghi di maggiore isolamento. La ricerca ha evidenziato, infatti, forse in modo inaspettato, che la solitudine è percepita maggiormente dagli anziani che vivono nei piccoli centri, dove ci si aspetterebbero maggiori legami corti e di vicinato, mentre si riduce per esempio a Milano, nonostante la quota di anziani che vive da sola nel capoluogo sia maggiore della media regionale. A conforto dei dati c’è l’esperienza di chi interagisce abitualmente con le fasce di popolazione più fragili. Angelo Rossi, medico di medicina generale a Leno (nel Bresciano, territorio particolarmente colpito da Covid), conferma che si è registrato un aumento di depressioni tra gli anziani, legato all’isolamento forzato e allo ‘spopolamento’ causa virus di centri di aggregazione che sono stati luoghi di contagio.

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