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4 mag 2022

Covid: "Contagi reali potrebbero essere il triplo". Il nodo mascherine in negozi e market

Pregliasco: si può stimare che un 40-50% delle persone abbia avuto virus. Confesercenti: chiederemo al Governo l'uso della mascherina per i lavoratori almeno fino al 15 giugno

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Mascherine al chiuso: dove resteranno obbligatorie?

L'Italia prosegue il suo percorso verso il ritorno alla normalità ma le associazioni di categoria frenano in vista dell'incontro previsto nella giornata odierna con i rappresentanti del Governo per valutare un aggiornamento dell'ultimo Protocollo sulle misure per il contrasto del Covid nei luoghi di lavoro. "Chiederemo al Governo l'uso della mascherina per i lavoratori almeno fino al 15 giugno, in particolare per tutti quelli a contatto con il pubblico, come i supermercati e negozi con grande affluenza di persone". Così Donatella Prampolini, vicepresidente di Confcommercio. "I protocolli - aggiunge -dovranno essere semplificati ma non aboliti, vanno dismessi gradualmente. Riscontriamo ancora molti casi di positività tra i nostri collaboratori. Una volta cadute le prescrizioni sui dpi, oltre alla dismissione dei protocolli aziendali andranno aboliti anche i comitati aziendali istituiti per la pandemia". 

Mascherine al chiuso: dove resteranno obbligatorie?

Le regole dal primo maggio

Dal primo maggio sono cambiate le regole relative all'uso della mascherina al chiusoDa inizio mese è infatti caduto l'obbligo di indossarle, con alcune (e significativeeccezioni. Le mascherine da domenica restano obbligatorie - fino al 15 giugno - nel trasporto pubblico locale e a lunga percorrenza, nei cinema, nei teatri, nei locali di intrattenimento e musica dal vivo e per tutti gli eventi e competizioni sportive al chiuso. Obbligo anche per lavoratori, utenti e visitatori delle strutture sanitarie, socio sanitarie e socio assistenziali, incluse le Rsa. Per quanto concerne i luoghi di lavoro, i dispositivi di protezione individuale sono "solo" fortemente raccomandate (salvo specifici protocolli aziendali)

I dati del bollettino 

Ieri - emerge dal bollettino del Ministero della Salute -  erano 62.071 i nuovi casi di Covid in Italia a fronte di 411.047 tamponi effettuati su un totale di 214.594.775 da inizio emergenza. Nelle ultime 24 ore sono stati 153 i decessi (ieri 124) che portano il totale di vittime da inizio pandemia a 163.889. Con quelli di ieri sono diventati 16.586.268 i casi totali di Covid in Italia. Attualmente i positivi hanno raggiunto quota 1.199.960 (-5.142), 1.189.899 le persone in isolamento domiciliare. I ricoverati in ospedale con sintomi ieri erano 9695 di cui 366 in Terapia intensiva. I dimessi/guariti 15.222.419 con un incremento di 67.398 unità in 24 ore. La regione con il maggior numero di nuovi casi è stata la Lombardia (9.590), poi Campania (7.577), Veneto (6.126) e Lazio (5.053).

Il contagio reale

I dati del contagio "reale" potrebbero essere - però - ben diversi.  "Andamenti oscillanti - ha detto il virologo Fabrizio Pregliasco, docente all'università Statale di Milano, all'Adnkronos Salute - sono prevedibili con un virus contagiosissimo come questa variante Omicron, che ha un indice di trasmissibilità R0 di 15, contro il 7 di Delta e il 2,5 del Sars-CoV-2 originale". Così "è difficile controllare questa malattia" avendo un'idea precisa dei numeri veri. Perché "in Italia, come in altri Paesi - sottolinea l'esperto - i casi reali potrebbero essere il doppio se non quasi il triplo di quelli noti".  Vanno infatti considerati "i tantissimi casi asintomatici" che non finiscono nei conteggi ufficiali, "asintomatici o paucisintomatici di per sé - precisa il medico - o perché interessano persone vaccinate" che si infettano senza sviluppare forme gravi. Calcolando questa quota sommersa, "si può stimare che un 40-50% delle persone abbia avuto Sars-CoV-2". C'è poi da ricordare che "questa infezione non conferisce una protezione per la vita" dalla probabilità di ricontrarla, e dunque "ogni contatto interumano un certo rischio più o meno alto continua ad averlo. Ma o stiamo con la mascherina Ffp2, a distanza e disinfettati per sempre - riflette il direttore sanitario dell'Irccs Galeazzi di Milano - o impariamo a conviverci come facevamo con altre infezioni, sperando anche nel contributo dei farmaci per riuscire a ridurre gli effetti più pesanti della patologia". 

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