Milano - AstraZeneca torna a far paura. O, meglio, continuano a fare paura i possibili nessi causa-effetto tra i casi di trombosi e la vaccinazione con il farmaco del gruppo farmaceutica anglo-svedese. Non è un caso che l'Ema lavora a una nuova  “raccomandazione aggiornata” dopo quella giunta a metà marzo nella quale si dava il via libera dopo la prima sospensione. In sostanza l'Agenzia europea del farmaco con sede ad Amsterdam sta cercando di capire se sono riconducibili al prodotto AstraZeneca o alla tipologia dei vaccini a vettore virale (Pfizer e Moderna non lo sono, Johnson&Johnson sì). 

Il confronto tra i vaccini

In Italia 

Gli italiani preferiscono BioNTech Pfizer, almeno al momento, come dimostra il confronto tra le somministrazioni dei diversi vaccini in Italia. Sono quasi 9 milioni ad oggi le dosi inoculate del vaccino della casa farmaceutica statuinitense , pari al 96% di quelle disponibili. Poco sopra i 4 milioni le inoculazioni di AstraZeneca, pari a solo il 50% delle dosi disponibili. Colpa dei timori verso il vaccino? Poco sopra Moderna con il 54% delle dosi somministrate pari poco più di 1,3 milioni di dosi.

 

In Europa

Il vaccino AstraZeneca intanto è stato sospeso per tutti in Olanda. Anche nel resto dell'Europa sono molti i Paesi che hanno deciso di limitare le vaccinazioni con AstraZeneca: Norvegia e Danimarca hanno deciso lo stop fino al 15 aprile prossimo, in attesa di avere qualche informazione in più sugli effetti collaterali. In Germania il governo Merkel evita di somministrarlo ai cittadini tedeschi over 60, la Francia ha abbassato la soglia agli over 55.   

 Le anticipazioni

“Secondo me ormai possiamo dirlo, è chiaro che c’è un’associazione con il vaccino. Cosa causi questa reazione, però, ancora non lo sappiamo”. Lo dice Marco Cavaleri, responsabile della strategia sui vaccini di Ema: “I casi sono estremamente rari e il rapporto rischi-benefici è sempre a favore dei vaccini. Ma ora è sempre più difficile affermare che non vi sia un rapporto di causa ed effetto fra la vaccinazione con AstraZeneca e casi molto rari di coaguli di sangue insoliti associati a un basso numero di piastrine”. In questa fase, il percorso di valutazione dell’autorità ”è ben lontano dall’essere concluso” e nel corso della settimana verranno fornite “definizioni preliminari”, ma “difficilmente arriveremo a indicare dei limiti di età come hanno fatto alcuni Paesi”. 

Donne under 50

Bisogna andare a vedere per singole fasce di età, ad esempio “le giovani donne, spesso protagoniste dei casi di trombosi, patiscono meno l’effetto del Covid, dovremo valutare dunque il rapporto rischi-benefici per loro”. Perché i rari casi riguardano soprattutto le donne sotto i 50 anni, “anche se ci sono stati casi anche tra i 50 e i 60 e ci sono anche uomini, circa il 20%. Età media attorno ai 45-47 anni”. “In molti” conclude Cavaleri, “si aspettano che Ema risolva la questione per tutti, ma non è così semplice”... “Sicuramente le informazioni del prodotto verranno aggiornate, affermando che gli eventi avversi sono legati al vaccino. Sarà dichiarato in modo chiaro”.  Armando Genazzani, rappresentante italiano nel Comitato approvazione farmaci dell’Ema. “AstraZeneca riserva tante sorprese: come dimostra l’esperienza inglese è più efficace del previsto, ma ha un rarissimo effetto collaterale sulle donne”, dice il professore di farmacologia dell’Università del Piemonte orientale, secondo cui “l’ideale sarebbe escludere le donne under 55″. L’Ema, però, “suggerirà di valutare in base alla situazione pandemica nazionale e alla disponibilità di vaccini”. Alle giovani donne, Genazzani dice che “il rischio è bassissimo, altrimenti il vaccino non sarebbe stato approvato. Purtroppo solo dopo la vaccinazione di massa si scoprono questi effetti collaterali rarissimi”. Stesso concetto espresso da Giuseppe Remuzzi, direttore dell'istituto di ricerca farmacologiche Mario Negri ospite di Agorà. "AstraZeneca funziona benissimo per tutte le categorie di persone e protegge nella malattia grave al 100%, anche sopra i 60 anni, ma esiste un problema piccolo nelle dimensioni ma reale: questo vaccino nelle persone che hanno tra i 20 e i 50 anni, per il 90% donne, puo' indurre una forma rarissima di trombosi del seno venoso cerebrale".  

 Gli autoanticorpi

“Capisco l’esitazione di fronte a messaggi contraddittori, che generano incertezza. Bene che si analizzino tutti i dati disponibili su possibili eventi avversi in giovani donne, a protezione della salute pubblica", spiega Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Humanitas di Milano. “I casi gravi di trombosi osservati in relazione al vaccino potrebbero essere forse causati, secondo una recente pubblicazione, dalla formazione di autoanticorpi, come succede, in rarissimi casi, durante trattamenti con eparina: una condizione definita Vipt (Vaccine induced prothrombotic immune thrombocytopenia). Se confermata, l’osservazione potrebbe guidare la diagnosi e la terapia di questi, pur molto rari, eventi avversi. Per ora l’analisi condotta da Ema sul vaccino Oxford AstraZeneca ha rassicurato sul fatto che non causi un aumento della frequenza di tromboembolia, aspettiamo ulteriori analisi. In Gran Bretagna non si è osservato un eccesso di eventi tromboembolici nei 20 milioni di persone vaccinate con Oxford AstraZeneca rispetto ai vaccinati con BioNTech Pfizer e rispetto a quanto normalmente atteso. In Humanitas abbiamo vaccinato oltre 22 mila persone senza problemi inattesi. Aspettiamo altri dati, ma tre giovani donne della mia famiglia si sono vaccinate con Oxford AstraZeneca e io sono tranquillo”.

Sputnik e gli altri

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, aspetta il via libera dell'Ema per comprare il vaccino russo Sputnik. "Tutti i vaccini in giro per il mondo hanno pari dignità: basta che funzionino. Invece siamo vittime di un retaggio culturale per cui se qualcosa arriva da Est e non da Ovest e' una fregatura. Ma i cinesi hanno già inoculato 140 milioni di dosi e non sono alla preistoria. Beninteso, parlo solo di vaccini autorizzati".  Sputnik, Curevac e Novavax verranno approvati da Ema “entro giugno”.