Due addetti sanitari con protezioni contro il coronavirus
Due addetti sanitari con protezioni contro il coronavirus

Milano, 29 marzo 2020 - La Lombardia  è arrivata 41.007contagiati da coronavirus, con un aumento di 1.592 casi rispetto ai 2.117 di ieri. Crescono però i ricoverati461 in più rispetto agli appena 15 di ieri, per un totale di 11.613 ospedalizzati cui si aggiungono i 1.328 in terapia intensiva, 9 in più rispetto a ieri. Cala il numero dei decessi, comunque significativo con 416 morti nelle ultime 24 ore che portano il totale 6.360, ma sensibilmente inferiore rispetto ai quasi 550 degli ultimi due giorni. Questi i dati odierni forniti dall'assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, nel corso della consueta diretta Facebook.

Le curve epdemiologice

Dati che lo stesso assessore, tuttavia, invita ancora una volta a leggere in prospettiva: "Sono dati relativi e parziali che non vanno letti giorno per giorno, le misure di contenimento stanno danno risultati: la curva non scende ma non sale più, si è stabilizzata". Un concetto ripreso e spiegato dal direttore dell'Ats Milano, l'epidemiologo Vittorio De micheli, il quale ha detto comunque detto che probabilmente per ancora "sette o dieci giorni continueranno ad arrivare persone al pronto soccorso" e per "quattro o cinque continueranno ad esserci decessi". In ogni caso le curve epidemiologiche
mostrano una tendenza al rallentamento. In particolare, Demicheli ha illustrato la curva costruita con la data di ricevimento dei tamponi, quella che per gli epidemiologi rappresenta un'informazione coerente e omogenea, e questa indica un chiaro rallentamento della crescita dell'epidemia, anche se ancora non una tendenza a scendere. Le analisi statistiche sui dati della Regione hanno poi confermato quello che stava emergendo da alcuni giorni: il crollo degli accessi ai Pronto soccorsi nelle zone più calde dell'epidemia, come Bergamo, Brescia e Milano.

Gallera: "Gireremo per mesi con le mascherine"

Dati dunque che portano a un moderato ottimismo ma Gallera avverte: "Nessuno si illuda che torneremo alla vita di prima nel giro di pochi giorni o settimane, per un po' di tempo dovremo avere un modo di vivere diverso, andando in giro con le mascherine e scaglionando la nostra vita sociale per un numero significativo di mesi". I segnali positivi non mancano ma, ha ribatito il dotto Demicheli, prima di poter tornare alla normalità "sicuramente ci vorranno molte settimane" e per questo bisognerà "avere pazienza". 

I numeri nelle province

A Bergamo i casi sono 8.527, con un incremento di 178. Nei giorni precedenti erano cresciuti rispettivamente di 289 e 602. A Brescia 8.013, incremento di 335, nei due giorni precedenti +373 e + 374. A Milano 8.329, con una crescita in questo caso più alta rispetto al giorno precedente e sostanzialmente uguale a due giorni fa: +546, mentre i dati di ieri e dell'altro ieri erano a +314 e + 547. A Milano città sono 3.406, in aumento di 247 rispetto a ieri. A Cremona dati sostanzialmente omogenei: 3.762 casi, con una crescita di 157, ieri si era registrato un + 109 e due giorni prima un + 126. Le altre province hanno dati più bassi: Como 1.014 totali, Lecco 1.381, Monza e Brianza 2.265, Mantova 1.550, Pavia 1.974, Sondrio 422, Varese 812.

La catena dei contagi

Oltre che sulle curve, il lavoro di ricerca si è concentrato anche sull'origine dei contagi da coronavirus. "Se oggi possiamo ricollegare Orzinuovi a Codogno - ha detto l'assessore Gallera - è perché qualcuno + andato a capire come poteva essere che ci fosse ad Orzinuovi un focolaio così lontano da Codogno e abbiamo capito che c'era stata la fiera del fieno e c'erano persone che da Codogno sono andate lì. L'Ats di Milano è andata sul posto, ha fatto interviste e approfondimenti". Inoltre "abbiamo capito che a Cremona si è sviluppato il contagio perché  in molti andavano a ballare in una balera nella zona di Codogno".

Garattini: "Lombardia allo stremo, chiudere tutto"

"Chiudere il più possibile, restare in casa, limitare i contatti per poter superare l’emergenza e ripartire". Silvio Garattini, 91 anni, presidente e fondatore dell’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano guarda all’altalena dei dati su contagi, morti e guarigioni. Un bollettino di guerra quotidiano nella regione locomotiva d’Italia. L’unica soluzione reale, finora, è mettersi in quarantena, congelare tutte le attività che possono comportare contatti tra persone e, di conseguenza, contagi. Così, di fronte a un allarme che non rientra, si moltiplicano le voci che chiedono misure ancora più restrittive, a una settimana dall’entrata in vigore del decreto del Governo che ha imposto una stretta alle attività produttive ‘non essenziali’. Una Lombardia ‘zona rossa’, con misure più severe rispetto a quelle in vigore sul territorio nazionale, ultimo baluardo per fare da argine all’avanzata dalla pandemia. Voci che chiedono decisioni forti, invitano i cittadini a un ulteriore sacrificio per poi cogliere i frutti in futuro, soprattutto in termini di vite umane salvate. 

Farmaci sperimentali anche a casa

Non solo i saturimetri per monitorare l’ossigenazione del sangue in telemedicina e l’eventuale ossigenoterapia: il Covid-19 si potrà curare a casa anche con alcuni antimalarici, clorochina e idrossiclorochina, e antivirali usati contro l’Aids (lopinavir/ritonavir, danuravir/cobicistat, darunavir, ritonavir), già impiegati negli ospedali per combattere le polmoniti da coronavirus. Per prescriverli basterà una ricetta e saranno a carico del servizio sanitario nazionale. Il via libera dell’Aifa, annunciato dagli assessori regionali Giulio Gallera e Davide Caparini (che aggiungono all’elenco «gli anti reumatoidi», in particolare la sperimentazione del tolicizumab, un anticorpo monoclonaleper trattare l’artrite reumatoide, era già stata autorizzata dall’Agenzia del farmaco), arriva alla vigilia della settimana nella quale, assicura l’assessore Gallera, "partiranno in tutta la regione" le Usca, unità speciali di continuità assistenziale già in campo nella Bergamasca e da domani nel Bresciano, che i medici di base possono mandare a visitare a domicilio non solo i loro assistiti positivi al coronavirus ma anche quelli con sintomi «sospetti», dalla febbre in su, che non hanno mai avuto la controprova d’un tampone (nell’Ats Metropolitana i medici di base ne hanno segnalati 2.500 solo nei primi due giorni). 

Il Sacco allarga la terapia intensiva

Nel giro di due mesi l’ospedale Sacco avrà un nuovo reparto di terapia intensiva completamente isolato e con le più moderne attrezzature. Sarà il frutto di un “regalo” da tre milioni di euro di Ceetrus Italy in cordata con ImmobiliarEuropea e Sal Service - tramite la joint venture Merlata Sviluppo - che sono già partiti con i lavori di ristrutturazione nel vecchio padiglione del Sacco.

Mascherine e ventilatori made in Lombardia

"In Lombardia è in corso una piccola riconversione economica: stiamo producendo mascherine ma produrremo anche ventilatori polmonari". Lo ha assicurato il vicepresidente della Regione Lombardia, Fabrizio Sala. "Le nostre università e aziende cominciano a mettere a punto nuovi tipi di ventilatori per le terapie intensive" ha ripetuto Sala, sottolineando che nell’emergenza "tutti stanno dando una mano, la risposta del popolo lombardo è importante, insieme a tutta la solidarietà che stiamo ricevendo dal resto d’Italia e dal mondo".