Finanza
Finanza

Milano, 30 dicembre 2018 - Sedi ufficiali “fantasma”, come un appartamento disabitato a Milano, in via Giuseppe Candiani 5. Cooperative gestite da prestanome, che «operano al massimo tre anni, poi vengono liquidate e sostituite da altre», per eludere i controlli. Grosse commesse con multinazionali, che sfruttano la possibilità di ottenere servizi di facchinaggio, logistica e movimentazione delle merci a basso costo. E a pagare sono sempre i lavoratori, tra stipendi da fame, contributi non pagati e diritti calpestati. Dall’indagine della Guardia di finanza di Bergamo sul Consorzio Soluzioni Globali e il Consorzio Vega, che ha portato all’arresto dell’imprenditore Giuseppe D’Armento rilevando una presunta frode fiscale di oltre 33 milioni di euro, emerge lo spaccato di un sistema “malato”, nelle mani di imprenditori che schiacciano chi rispetta le regole.

«Quasi ogni giorno riceviamo segnalazioni di lavoratori delle cooperative che denunciano irregolarità - spiega Emanuele Barosselli, segretario della Filt-Cgil Lombardia - il problema sono le catene di appalti lunghissime, infiltrazioni criminali, committenti che chiudono gli occhi e controlli che spesso arrivano troppo tardi». Lavoratori pagati meno di cinque euro all’ora, salari “fuori busta” e una lunga lista di irregolarità. L’importanza del settore delle cooperative per l’economia lombarda emerge da una recente indagine sulla base di dati InfoCamere presentata dalla Cisl, che assieme a Cgil e Uil ha lanciato campagne contro gli illeciti. Sono attive nella regione 11.836 cooperative, che impiegano in tutto 282.349 lavoratori. Al primo posto Milano e hinterland con 6.327 cooperative e 148.401 addetti, oltre il 52% del totale. Segue Bergamo con 940 società e 30.138 lavoratori.

I consorzi di cooperative in Lombardia sono 757, con 14.941 lavoratori impiegati. Ed è proprio nei consorzi che, tra tante imprese regolari, si nasconde la “zona d’ombra”, con lavoro nero e meccanismi per frodare le imposte e offrire alle imprese servizi a prezzi stracciati, facendo incetta di appalti. Il modus operandi è quasi sempre lo stesso, ricostruito da inchieste come quella che ha colpito il gruppo Premium Net - attiva nel maxi-deposito Ceva Logistics, la “Città del libro” di Stradella, in provincia di Pavia - o l’impero costruito dall’imprenditore campano Giovanni Attanasio, con ramificazioni in Lombardia.

L’ultimo capitolo lo ha scritto la Procura di Bergamo, che ha messo sotto la lente le attività dei consorzi Soluzioni Globali e Vega, che lavoravano anche per committenti (non coinvolti nell’inchiesta) come Coca Cola, che aveva affidato a coop della galassia la gestione della logistica nello stabilimento di Nogara, in provincia di Verona. «Consorzio Soluzioni Globali - annota il gip di Bergamo Ilaria Sanesi nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di D’Armento - si era aggiudicato negli anni numerosi appalti a prezzi concorrenziali, per poi subappaltarli a società cooperative che omettevano qualsiasi dichiarazione fiscale e versavano i contributi di numerosi lavoratori dipendenti mediante compensazione con crediti d’imposta insussistenti, trattandosi di evasori totali, accumulando un lunghissimo debito erariale». Le cooperative “bruciate” venivano chiuse, con lavoratori lasciati a casa e poi riassorbiti in nuove coop. Una impiegata, intercettata nella sala d’attesa della Gdf, si lamentava al telefono: «Io non sapevo che eravate arrivati a 28 milioni di euro».

( 1- Continua)