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9 nov 2021
andrea morleo
Cronaca
9 nov 2021

Clima e zero carbone entro il 2030: ecco come salvare il pianeta

Roberto Buizza, fisico ed esperto di clima della Scuola Sant'Anna di Pisa: "Ha ragione Greta Thunberg: non c'è più tempo, servono azioni concrete che invertano un processo pericolosissimo"

9 nov 2021
andrea morleo
Cronaca
Roberto Buizza, fisico esperto di clima ed eventi meteorologici
Roberto Buizza, fisico esperto di clima ed eventi meteorologici
Roberto Buizza, fisico esperto di clima ed eventi meteorologici
Roberto Buizza, fisico esperto di clima ed eventi meteorologici

"Non c'è più tempo, servono azioni concrete per salvare il pianeta". Il fisico matematico Roberto Buizza è abituato ragionare sui numeri. Per anni ha lavorato European Centre for Medium-Range Weather Forecasts - il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine - ma da qualche anno è tornato in Italia come professore alla Scuola sant'Anna di Pisa dove sui occupa del progetto One Health One Future e si occupa in particolare di clima e eventi meteorologici. "Ha ragione Greta Thunberg, lo dice la scienza, più che le dichiarazioni di intenti servono azioni concrete. Ora, non tra vent’anni. E quindi serve un’immediata inversione di rotta altrimenti sarà troppo tardi". E allora ecco come far sì che la decarbonizzazione entro il 2030 dichiarato alla COP26 di Glasgow sia un obiettivo da centrare a ogni costo, pena un processo irreversibile che rischia di mettere a repentaglio il nostro stesso pianeta.

 

L'obiettivo dell'abbandono delle energie fossili è attuabile entro il 2030?

"Parliamo di obiettivi annuali a partire dal 2021 e non di obiettivi al 2030. Se riuscissimo a ridurre le emissioni ogni anno del 7% (rispetto all’anno prima) dal 2021 al 2050, nel 2050 arriveremmo a "zero-emissioni" nette. Riusciremmo anche a contenere il riscaldamento medio globale entro i 2C. Penso che riuscire a raggiungere tali obiettivi sia molto ambizioso ma possibile. Di fatto, Le riunioni COP che si sono succedute dopo la COP21 di Parigi del 2015, non sono riuscite a definire tali obiettivi concreti. Per ora lo stesso sta accadendo con COP26". 

 
Come si dovrà procedere con lo switch verso energie rinnovabili?

"Occorre procedere rapidamente, investendo per una nuova rivoluzione industriale che porti a crescita economica senza le emissioni di gas serra. Le tecnologie esistono e funzionano. Nella produzione energetica, occorre investire in impianti in grado di produrre idrogeno verde utilizzando energia solare. Occorre rivedere la gestione della domanda e dell’offerta dell’energia, in modo da riuscire ad avere a disposizione l’energia quando viene richiesta. Per elettrificare il trasporto, occorre investire per ridisegnare le infrastrutture. In parallelo dobbiamo ripensare a come viviamo, in modo da ridurre gli spostamenti necessari. Occorre rendere i processi produttivi più efficienti, e circolari. Occorre ridurre i consumi". 

C'è un modo per monitorare lo stato di avanzamento del progetto?

"Per controllare il riscaldamento occorre ridurre le emissioni di gas serra. L’ultimo rapporto di Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) pubblicato ad agosto ha indicato molto chiaramente che c’è un legame quasi lineare tra le emissioni di gas serra in atmosfera ed il riscaldamento. Per controllarlo, occorre limitarle e ridurle a zero. Questo è l’obiettivo. Si monitora lo stato di avanzamento misurando quanto ogni paese del mondo riduce le emissioni. Oggi, oltre a misure da stazioni di terra convenzionali, per monitorare abbiamo a disposizioni anche sistemi di osservazione satellitare e modelli che ci possono aiutare". 

I combustibili fossili quanto incidono in percentuale all'inquinamento atmosferico?

"Il legame tra emissioni di gas serra ed inquinamento deriva dal fatto che gli stessi processi basati sulla combustione emettono sia gas serra che inquinanti. Quindi una de-carbonizzazione porterebbe non solo ad una riduzione delle emissioni di gas serra, ma anche ad una riduzione degli inquinanti. Pensiamo ad esempio alle emissioni di gas serra e all’inquinamento causato dalle acciaierie, o dalle centrali di produzione elettrica a carbone, olio o metano. O pensiamo alle emissioni di gas serra e di inquinanti dei motori delle automobili alimentate a diesel e benzina". 

Come fare a ridurre le emissioni?

"Con il bastone e la carota. Sarebbe auspicabile che tutti i paesi definiscano che ogni ton CO2 venga tassata a valori sufficienti (sopra ai 75 dollari) per spingere la trasformazione. E che tutti i paesi si mettano d’accordo di utilizzare i proventi di questa tassa per aiutare la trasformazione, dando priorità a quei paesi che ad oggi hanno contribuito meno al problema (individuabili guardando alle emissioni pro capita dal 1990 ad oggi). Al G20 ospitato a Roma i governi si sono impegnati ad imporre una tassa minima sulle corporazioni. Perché non cercare di ottenere a COP26 un accordo che imponga una tassa globale sulle emissioni di gas serra di almeno 75 dollari per tonnellata di CO2, con i proventi da utilizzare per aiutare i paesi che meno hanno contribuito al problema, che sono più colpiti ed hanno meno risorse per adattarsi?".

Cosa produrrebbe un aumento della temperatura al di sopra di 1,5 gradi?

"Più la temperatura cresce, e più intensi e frequenti sono quegli eventi estremi che causano distruzione. Sto pensando agli incendi che hanno devastato il Mediterraneo questa estate, alle alluvioni in Belgio e Germania  a luglio, agli eventi di Catania di qualche giorno fa. Più si emette e maggiori saranno i problemi che le generazioni future dovranno risolvere. Inoltre, più si emette e piu’ si rischia che una componente del sistema Terra subisca una transizione irreversibile. Ad esempio, un articolo pubblicato su Nature a luglio dice che a causa dello stress idrico, all’aumento della temperatura e l’estensione della stagione secca, parte dell’Amazzonia sta già comportandosi come una sorgente di CO2. Emette più di quella che assorbe, ad indicazione che il polmone verde del mondo sta trasformandosi pericolosamente in una sorgente di emissioni di gas serra".

In parole povere stiamo compromettento lo stesso pianeta?

"Certo. Un messaggio simile era venuto da una conferenza organizzata da 80 Università Italiane e UK a maggio, Climate EXP0, che aveva visto noi della Scuola Sant’Anna come co-organizzatori, assieme alle Università Italiane della Rete delle Università per la Sostenibilità (RUS), e ai colleghi inglesi della "UK COP25 Network". Anche in quell’occasione molti studi avevano mostrato che il ruolo che la natura ha giocato fino ad ora nell’assorbire la CO2 potrebbe cambiare. Sto parlando non solo delle foreste ma anche degli oceani. Ci sono sempre più indicazioni che foreste ed oceani sotto stress, riducano la loro capacità di assorbire la CO2 emessa dell’uomo. Questo a causa del continuo riscaldamento. L’effetto nei prossimi anni di questa riduzione della capacità di assorbimento potrebbe tradursi in un’ulteriore accelerazione del riscaldamento. La natura (si parla di "Nature Based Solutions") ci può aiutare solo se noi la mettiamo in grado di farlo. Purtroppo, con queste continue tendenze di crescita delle emissioni ed il conseguente continuo riscaldamento, stiamo compromettendo le sue capacità di reazione". 

La Russia, ad esempio, non è tra i firmatari ed è anche tra i maggiori utilizzatori di energie fossili: che implicazioni ci saranno e che leva avrà la comunità mondiale per impedire di continuare a sfruttare i giacimenti? 

"Se prendiamo le emissioni pro capite del 2016, l’ultimo anno di cui abbiamo dati per tutti i paesi del mondo (dati World Bank), la classifiica vede che per Stati uniti, Australia e Canada il valore è di circa 15 tonnellate all'anno, segue la Russia con circa 12, la Cina con 7, l’Europa con 6.5, e quindi l’India con 1.8. Una simile classifica di responsabilità viene se si accumulano le emissioni pro capite degli ultimi 25 anni. Le emissioni pro-capite dell’Italia sono in linea con quelle europee. Sempre in Italia, circa l’8% dell’energia elettrica viene generata con il carbone. Invece di guardare alla Russia, direi di guardare a casa nostra. Paesi virtuosi possono dimostrare agli altri che de-carbonizzando si può vivere meglio, crescere economicamente e generare lavoro. Possono quindi imporre che ogni prodotto importato dagli altri paesi debba essere prodotto a zero-emissioni, e in questo modo spingere anche i più reticenti verso la decarbonizzazione".

 

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