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Crisi IperDì e SuperDì, stop agli stipendi

Punti vendita chiusi. I sindacati scrivono all’Ispettorato del lavoro

di ANDREA GIANNI
Ultimo aggiornamento il 21 agosto 2018 alle 08:50
AMAREZZA Corteo di lavoratori organizzato dai sindacati a Milano

Milano, 21 agosto 2018 - Supermercati chiusi, scaffali vuoti e dipendenti in «ferie forzate», da luglio senza stipendio. Crisi profonda per i punti vendita IperDì e SuperDì, storici marchi del settore discount.

E un migliaio di dipendenti fra Lombardia, Piemonte e Liguria sono con il fiato sospeso, preoccupati per il loro futuro e in attesa di sviluppi. A Milano sono chiusi da giorni i supermercati in via Ornato e in viale Molise. Stessa sorte per altri punti vendita nell’hinterland, in Brianza e in altre zone della Lombardia, tra cui quelli di Trezzano sul Naviglio, Paderno Dugnano e Rho. I dipendenti invece dello stipendio di luglio, che avrebbe dovuto essere accreditato entro il 10 agosto, hanno ricevuto dall’azienda una scarna comunicazione: per ora niente busta paga di luglio, incognite su quella di agosto.

In attesa di settembre stanno smaltendo ferie e permessi residui. Poi potrebbero essere posti in aspettativa retribuita. «Abbiamo inviato una segnalazione all’Ispettorato del lavoro sulla questione del mancato pagamento degli stipendi - spiega Antonella Protopapa, segretario generale della Filcams-Cgil Lombardia - e chiediamo un incontro urgente con l’azienda. Devono fare chiarezza sul futuro dei lavoratori». Le sigle Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil hanno chiamato in causa la commissione Attività produttive della Regione Lombardia, che però tornerà a riunirsi a settembre, dopo la pausa estiva. Intanto la maggior parte dei negozi - il primo SuperDì fu inaugurato nel 1994 - ha chiuso i battenti e la situazione è precipitata rapidamente, lasciando i dipendenti con l’amaro in bocca.

Sulle saracinesche di alcuni supermercati sono stati appesi cartelli con la scritta «Negozio chiuso per ferie», con riapertura prevista per l’inizio di settembre. In altri casi, invece, la chiusura è stata giustificata con lavori di ristrutturazione. Nei mesi scorsi si erano già svolti diversi incontri tra i sindacati e i rappresentanti del gruppo, che aveva messo in vendita alcuni negozi. Il piano prevedeva la cessione di 15 punti vendita su 43, il pagamento degli arretrati ai fornitori, la ristrutturazione delle filiali rimanenti, il rilancio con attività promozionali e la riduzione del personale. Per ora si è concretizzata soltanto un’operazione riguardante due punti vendita, per i quali l’azienda ha operato un affitto di ramo d’azienda.

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