Lo staff del Camp di Cent Pertigh
Lo staff del Camp di Cent Pertigh

Carate Brianza (Monza e Brianza), 12 aprile 2018 - Chi c'era, lo ricorda: era il 12 aprile ’98 e un leggero manto di neve copriva i campi tutt’attorno e i tetti del grande casolare rimesso in sesto dopo anni di abbandono. Pochi giorni dopo, sarebbero arrivate anche le rondini e lo avrebbero fatto per anni, andando a costruire i loro nidi sotto i cornicioni del «Camp di Cent Pertigh». Saggezza popolare: a volte, per andare avanti, bisogna andare indietro. Ed è giusto farlo. Lo ricorda anche lei, Lorella Damiani, titolare di questo ristorante e insieme presidio di cose belle e buone, rimasto tale nel tempo – appunto, vent’anni – proprio come l’aveva immaginato con il marito Luca Bianchi, entrambi lissonesi, quando nel ’92 avevano capito che la loro ricerca di una cascina dove avviare della sana e buona ristorazione era finalmente finita, perché il posto giusto era proprio lì, in quell’altopiano agricolo appena al di là del ponte sul Lambro, dove la strada di Carate Brianza gigioneggia e si allunga fino a Besana.

Una meraviglia: una classica corte lombarda a «U», le tracce di quello che nel ‘600 era un convento, i segni di una proprietà tardiva di una nobildonna brianzola, poi le rughe di un maniero rurale lasciato per troppo tempo senza attenzioni. Fino all’alchimia finale, Pasqua ’98, con il portico rimesso in buone condizioni, l’affresco secolare della Madonna con le Spade salvato dal disastro, la sala ricavata dal fienile, la corte in prato che nella bella stagione diventa invito en plein air, e i mille utensili in alluminio che Lorella ha avuto la pazienza di raccogliere assieme ai mobili vecchi, prove provate di un amore per il passato che non ha parentela con la nostalgia. Oggi è sempre lei alla regia di questo luogo iconico della buona tavola brianzola, assieme al suo compagno Gianni Colombo, forte di una cucina guidata dal bravo Silvano Zappa e di un retro-pensiero che è diventato imprinting e modo di porsi, al di là dei piatti d’autore che arrivano ai commensali: dai «Tant per incumincià…» come il famoso «tagliere di legno del Camp», ai «Prim» come l’intramontabile «Risotto giallo con luganega in cialda di grana», dai «Segunt» come il Filetto di manzo «carbonara» ai «Noster Dulz» come la Tarte Tatin di sfoglia e mele caramellate».

Un'evidenza: il tempo passa e scappa via ma al «Camp di Cent Pertigh» non ha l’insolenza della caducità. Ha piuttosto il senso della strada percorsa: la vita come lezione di umiltà e ostinazione e il ristorante come paradigma di un ambiente domestico, dove gli ospiti possano sentirsi come a casa loro. E in fondo lo sono. Certo, in questo 12 aprile non c’è la neve come vent’anni fa. Ma sotto il cielo di Carate Brianza c’è il profumo della primavera che ondeggia sui piccoli rilievi della Valle del Lambro. Segno premonitore di un compleanno che diventa metafora del garbo, delle belle maniere, della ristorazione empatica. Lorella e Gianni ci devono credere. In questo 12 aprile torneranno i ricordi, la memoria, la gratitudine per le persone incontrate e amate, i sacrifici e i tanti complimenti ricevuti. Da un po’ di anni non si vedono più, ma c’è da scommettere: al «Camp di Cent Pertigh» torneranno anche loro, le rondini.