Camogli (Genova) - Sono 10 i feretri già recuperati dei circa 200 finiti in mare o sepolti sotto i 60 mila metri cubi della frana che nel tardo pomeriggio di ieri ha provocato il crollo di parte del cimitero di Camogli, in provincia di Genova. E' quanto emerso durante il punto tecnico che si è svolto questo pomeriggio nella sede del Comune di Camogli, alla presenza del sindaco Franco Olivari, dell'assessore regionale alla protezione civile, Giacomo Giampedrone e dei tecnici regionali del dipartimento di protezione civile.  Questa mattina intanto sono stati effettuati due sopralluoghi per verificare la dinamica del crollo e le eventuali varie evoluzioni del fenomeno: uno con l'ausilio di droni messi a disposizione della Regione Liguria e un altro via mare con rilievo fotografico.  "Nella parte alta - ha spiegato Giampedrone - sono stati evidenziati dei volumi in equilibrio precario su cui insistono alcune cappelle del cimitero e alcuni loculi. Vi è una parte del cuneo in roccia vicino al belvedere che potrebbe essere interessata da ulteriori distacchi. Vi è poi il tema della strada che è al limite della zona interessata dal dissesto, su cui non sono stati riscontrati particolari problemi, e la zona delle abitazioni che non sono state interessate da fenomeni di dissesto diversi da quelli esistenti prima".  "A questo punto - ha sottolineato l'assessore ligure - partiremo con il recupero immediato delle salme, lavorando con la massima sicurezza, attraverso la predisposizioni di pontoni in mare e contiamo che le operazioni possano iniziare anche da domani. Servirà un ulteriore monitoraggio per capire lo stato del cuneo roccioso e anche un monitoraggio continuo per realizzare interventi nella massima sicurezza"

Aperta inchiesta

La procura di Genova intanto ha aperto un'inchiesta a carico di ignoti sul crollo. L'ipotesi di reato è frana colposa. I titolari del fascicolo sono il procuratore aggiunto Paolo D'Ovidio e il sostituto procuratore Fabrizio Givri.  Sotto la lente degli investigatori anche i lavori in corso per il consolidamento e la manutenzione straordinaria della falesia rocciosa sotto il cimitero. 

Supporto psicologico

 «Cinque delle dieci salme ripescate in mare sono state identificate, da domani riceveremo tutti uno alla volta per cercare di dare risposte a chi è stato colpito da questa tragedia che ha coinvolto tutta la nostra comunità». Il sindaco di Camogli Francesco Olivari affronta i cittadini che si sono radunati sotto al municipio in cerca di risposte dopo il parziale crollo del cimitero cittadino che ha trascinato in mare circa 200 feretri. «Insieme ad Asl faremo il possibile per riconoscere le salme anche il test del dna - dice Olivari - stiamo valutando di attivare anche un supporto psicologico per quelle persone che comprensibilmente hanno subito uno choc da quanto avvenuto». 

Il parroco

Il parroco ha chiesto di entrare nel cimitero, nella parte in sicurezza, per fare una preghiera per i morti. ''Un evento drammatico che si aggiunge a una situazione già complicata a causa della pandemia; per Camogli significa anche ulteriore difficoltà per il territorio e la viabilità. Sono immagini che tolgono il fiato, lasciano senza parole e ci portano ad elevare il cuore a Dio'', ha detto don Danilo Dellepiane come riferisce il giornale della diocesi 'Il Cittadino'.  ''Di fronte a ciò che è accaduto - ha spiegato il sacerdote- mi è venuto spontaneo chiedere il permesso di poter entrare nel cimitero per poter recitare una preghiera silenziosa e benedire le bare; l'ho fatto da solo ma naturalmente a nome di tutta la comunità: un piccolo gesto per affidare al cuore di Dio chi è rimasto coinvolto e colpito da questo crollo''. Al momento risultano circa duecento le bare trascinate via da una frana e in parte finite in mare. 

Parola ai geologi

La proposta dei geologi è attuare un piano pluriennale che preveda l'impiego di risorse dedicate alla realizzazione di interventi di tipo strutturale, cioe' opere ed interventi di sistemazione e di consolidamento delle frane, utili ad evitare che i fenomeni si verifichino, si riattivino o comunque a mitigarne gli effetti. A queste vanno pero' aggiunte una serie di azioni e interventi non strutturali finalizzate ad una corretta gestione del rischio idro-geologico attraverso: l'aggiornamento e approfondimento continuo dei Piani di Assetto Idrogeologico, l'adeguamento della Pianificazione Territoriale, l'attuazione dei Presidi Territoriali Permanenti, l'implementazione dei Sistemi di Monitoraggio e di Allerta, la realizzazione di attivita' di Manutenzione del Territorio e di Pianificazione delle Fasi di Emergenza. "In tale prospettiva accogliamo favorevolmente e con grande fiducia l'istituzione di un Ministero per la transizione ecologica, che si affianca alle azioni gia' avviate dallo scorso Governo con l'impiego di importanti risorse per contrastare l'annoso problema del dissesto idrogeologico, certi che le nostre proposte possano trovare attuazione nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del Recovery Fund - conclude Angelone".