Cacciatore in azione
Cacciatore in azione

Milano, 28 dicembre 2019 - La Corte costituzionale, con sentenza depositata ieri, ha rigettato in due punti su tre l'impugnativa per incostituzionalità promossa dal governo Conte contro i provvedimenti di semplificazione normativa in materia venatoria proposti dalla Regione Lombardia. A renderlo noto è l'assessore lombardo all'Agricoltura, Fabio Rolfi. 

In particolare la Corte ha respinto la richiesta di incostituzionalità in merito alle norme introdotte dal Consiglio regionale sul recupero della fauna ferita (che potrà avvenire entro i 200 metri dall'appostamento di caccia anziché i 100 metri precedenti) e sulla  misurazione  delle distanze degli appostamenti fissi di caccia dalle civili abitazioni che d'ora in avanti avverrà tenendo conto del profilo morfologico del terreno. E' stata accolta invece la richiesta di incostituzionalità promossa dal governo in relazione alla modalità di segnatura dei capi abbattuti sul tesserino, che dovrà essere effettuata dopo l'avvenuto  abbattimento e non alla raccolta del medesimo come chiedeva il
legislatore lombardo 

Per l'assessore Rolfi "ora l'attività venatoria da appostamento in Lombardia potrà contare su maggiori certezze e minore burocrazia". L'esponente della giunta lombarda ha poi sottolineato come le norme dichiarate legittime dalla Corte costituzionale "consentiranno di favorire il recupero della fauna selvatica abbattuta, senza per questo modificare il regime di caccia o ampliare l'attività venatoria, anche perché il recupero deve avvenire a fucile scarico e riposto. Grazie alla Regione Lombardia saranno salvaguardati i capanni di caccia esistenti con una lettura più accurata del territorio circa le distanze minime da osservare rispetto ad altri edifici". Tuttavia, aggiunge l'assessore, "spiace per la norma sul tesserino che avrebbe migliorato l'esercizio venatorio
favorendo controlli pi puntuali". Rolfi si dice comunque "soddisfatto" perché "viene respinto in gran parte il tentativo ideologico e centralista del governo di impedire alle Regioni di esercitare regolarmente la propria autonoma competenza legislativa in materia di caccia nell'ambito dei confini della normativa nazionale".