Assembramenti davanti a una farmacia pe ottenere il tampone da Green pass
Assembramenti davanti a una farmacia pe ottenere il tampone da Green pass

E’ boom di tamponi nelle farmacie italiane. Soprattutto a causa dei lavoratori no-vax che, costretti a presentare un Green pass per mantenere il posto. I dati più freschi parlano di quasi un milione di green pass scaricati nelle ultime 24 ore: sono stati 981.855 i certificati scaricati ieri dagli italiani, secondo il report aggiornato del governo. In particolare, 801.134 sono stati scaricati dopo aver fatto i tamponi, 177.124 in seguito a vaccinazioni e 3.597 in seguito a guarigione.

La cifra è indicativa: da quando cioè il Green Pass è obbligatorio per lavorare nel pubblico e nel privato si è passati da meno di 200mila tamponi al giorno alla media di mezzo milione di questa settimana, con una punta di un milione ieri. Ma quanto vale il business dei tamponi? Le prime analisi, secondo Today parlano di una cifra che oscilla tra i 5 e i 7,5 milioni di euro al giorno. Senza contare i classici tamponi molecolari, circa 150 mila al giorno, che passano soprattutto dal servizio pubblico e che servono per i sintomatici. Ai cittadini il tampone rapido  valido per il Green Pass costa 15 euro. Ma qual è il margine di guadagno delle farmacie? Il mercato propone ampia scelta di tamponi ormai, sono quasi tutti prodotti in Cina (in Italia li fa Dia-Sorin). 

I distributori farmaceutici fanno accordi con intermediari, che vendono i test a un prezzo compreso tra i 2,5 e i 3 euro. Alle farmacie un tampone costa, a seconda del tipo, 3,5-4 euro. Quell’euro che avanza è il compenso dei distributori. Calcolando anche il costo del lavoro del farmacista, stimato in circa 5 euro per 10 minuti di assistenza al paziente, la spesa sale dunque attorno ai 10 euro a tampone. Ne restano dunque quasi 5 di margine netto. Spuntano poi dappertutto, come abbiamo raccontato sul Giorno, anche delle offerte per i “tamponati seriali“, quelli insomma che proprio del vaccino n0n ne vogliono sapere, con pacchetti di tamponi rapidi che costano anche 100 euro per 10 test e quindi fanno risparmiare i clienti. Probabile che siano farmacie che acquistano direttamente dai distributori grandi quantità.

Di fatto, dopo il 15 ottobre, gran parte delle farmacie hanno annusato il business e restano aperte oltre l’orario di lavoro e anche nei giorni previsti di chiusura per fare fronte alle richieste di tamponi da parte dei cittadini ai fini del green pass, necessario per accedere ai luoghi di lavoro. La proposta della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi) è stata accolta dal commissario straordinario all’emergenza Covid Francesco Figliuolo, che ha chiesto alle Regioni di agevolare le farmacie in questa direzione. 

Un servizio sempre disponibile sul territorio, dunque, con le farmacie pronte ad effettuare i test rapidi anche senza la prenotazione. L’obiettivo, spiega la Fofi, è quello di ampliare l’esecuzione dei tamponi rapidi nelle farmacie al fine di rispondere appunto all’obbligo della certificazione verde sui luoghi di lavoro. Il commissario Figliuolo, sentito il ministero della Salute, ha dunque chiesto alle Regioni di agevolare le farmacie affinché possano continuare a effettuare i tamponi antigenici rapidi oltre gli orari e nelle giornate di chiusura e possano eseguire i tamponi anche nei casi in cui i soggetti non si siano prenotati. 

 L’adesione da parte delle farmacie, spiega Roberto Tobia, segretario nazionale di Federfarma, naturalmente «è su base volontaria e le larmacie che vorranno aderire devono comunicarlo alle aziende sanitarie locali e all’amministrazione comunale. È ancora troppo presto per una valutazione di quanti farmacisti risponderanno positivamente ma va sottolineato che alcune esperienze pilota di questo tipo sono già partite sul territorio». È il caso ad esempio del Piemonte, dove varie farmacie, afferma Tobia, «hanno deciso di restare aperte il sabato e la domenica, mentre farmacie aperte h24 sono presenti a macchia di leopardo nelle Regioni». 

Quanto ai numeri, ieri è stato processato in Italia oltre un milione di tamponi di cui, spiega Tobia, «200mila sono test molecolari; dei restanti 800mila tamponi rapidi effettuati, i due terzi sono stati fatti in farmacia mentre un terzo è stato eseguito nelle strutture pubbliche». Nonostante le file che si registrano in varie città e l’aumento della richiesta degli esami rapidi, per ora la situazione appare comunque sotto controllo. Ad oggi, «non risultano difficoltà nell’approvvigionamento di tamponi da parte delle farmacie e dal sistema di distribuzione intermedia non viene segnalata alcuna carenza dei test». Al momento, conclude il rappresentante di Federfarma, «l’approvvigionamento è assicurato ed i cittadini possono sentirsi tranquilli».