Denise Pipitone, per la quale si riaccendono le speranze dopo una segnalazione in arrivo dalla Russia, è sicuramente il caso più noto, almeno attualmente. Ma sono tantissimi i casi di bambini scomparsi nel nulla, gettando nella disperazione le loro famiglie. Nel 2019, secondo i dati forniti dal Telefono Azzurro, sono state 8.331 denunce di scomparsa di minori in Italia, dei quali 5.376 stranieri e 2.955 italiani. Vicende che hanno calamitato l'attenzione e il supporto a distanza di milioni di italiani, grazie a un'ampia trattazione dei media, in primis la storica trasmissione Rai “Chi l'ha visto?”. Ecco una “galleria” dei principali casi irrisolti fra segnalazioni rivelatesi errate, risvolti di cronaca nera e intrecci da giallo internazionale. 

Santina Renda

Santina scompare a Palermo nel marzo del 1990. E' l'inizio della primavera di quello che passerà alla storia come l'anno delle Notti Magiche. Anche la città siciliana sarà fra le sedi di alcune  partite del Mondiale di calcio organizzato in Italia, nello stadio La Favorita che paga anche un pesante tributo di sangue alla manifestazione, con la morte di cinque operai durante i lavori di riqualificazione dell'impianto. Il Paese freme, ma il pensiero della sarabanda pallonara non tocca la piccola Santina, 6 anni quando sparì.

Il giorno della scomparsa la ragazzina, che abitava nel quartiere San Giovanni Apostolo, all'epoca ancora noto come Cep, sta giocando con alcuni amici fra le palazzine di cemento armato che costellano il rione. Con lei ci sono alcuni amici e la sorellina Francesca. A un certo punto Santina scompare nel nulla. Genitori, familiari e conoscenti la cercano per ore. Temono sia accaduto qualcosa di brutto. Una disgrazia. In pochi vengono sfiorati dall'idea di un rapimento. Scatta l'allarme. Si parla di un'auto di grossa cilindrata, a bordo della quale ci sarebbero stati un uomo e una donna. Del caso s'interessa “Chi l'ha visto?” all'epoca condotto da Donatella Raffai. Le piste si affastellano. Quella dei trafficanti di organi. Il rapimento da parte dei Rom, già all'epoca fra i capri espiatori più gettonati in queste situazioni, anche se non è mai stato accertato alcun rapimento di bambini da parte loro. Sono proprio alcuni componenti della comunità gitana palermitana, invece, fra i più attivi nelle ricerche della piccola. Finiscono nel mirino anche i genitori, accusati – senza prove – di aver venduto la bambina.

A un certo punto arriva una confessione. Vincenzo Campanella, giovane con problemi psichiatrici, noto in quartiere, dice di aver portato Santina a fare un giro in motorino. Nel corso della passeggiata sarebbe caduta, avrebbe battuto la testa e sarebbe morta. Campanella, terrorizzato, avrebbe nascosto il corpo in una discarica. Le ricerche si rivelano un flop. Non gli credono. Due anni dopo, nel 1992, sparisce anche il cuginetto di Santina, Maurizio Nunzio, di 8 anni. Lo trovano poco dopo con la testa fracassata a colpi di bastone. Campanella, ancora, confessa. Stavolta viene condannato a 29 anni di carcere. Ma su Santina, nonostante qualcuno avesse avanzato la richiesta di valutare eventuali collegamenti fra i due casi, calò il silenzio. Che dura da 31 anni. 

Angela Celentano

Prima di Denise Pipitone c'è stata Angela Celentano. La scomparsa della piccola, 3 anni quando svanì nel nulla sul Monte Faito, ha monopolizzato per anni l'attenzione delle cronache riguardanti i bimbi “missing”. E' la mattina del 10 agosto 1996. Angela fa parte, insieme ai genitori, di una comitiva di 40 persone che partecipa all'annuale gita estiva sul Monte Faito della Comunità Evangelica di Vico Equense, in provincia di Napoli. All'ora di pranzo il papà di Angela si accorge che la figlia non è con gli altri ragazzini a giocare. 


Un amichetto più grande racconta di aver imboccato un sentiero con Angela per andare a posare il pallone nell'auto, posteggiata più a valle. Angela l'avrebbe seguito fino a metà della strada, quando il tratturo s'intreccia con un'altra via. Poi Renato non l'avrebbe più vista, nemmeno quando è tornato dagli altri bambini. Partono le ricerche. L'aria del Faito si riempie dei richiami di familiari e amici, sempre più disperati. Quando scatta l'allarme sul posto si reca una vera e propria task-force. Per giorni il monte viene battuto palmo a palmo. I genitori di Angela non si muovono. La bimba non si trova. Le sue ultime immagini, registrate in un video filmato con la cinepresa da alcuni partecipanti alla gita, vengono scandagliate all'esaurimento. Scene di bimbi che giocano. Nulla che possa aiutare nelle indagini. Dieci giorni dopo arriva a casa dei Celentano una telefonata in cui si sente il pianto dirotto di una bambina. Anche in questo caso nulla di fatto. C'è chi invita a cercare all'interno della Comunità Evangelica.

Spunta la testimonianza di un altro bimbo del gruppo che era presente sul Faito. Afferma di aver incontrato l'amichetto che s'incamminò con Angela sul sentiero mentre risaliva, invitandolo a riportala ai genitori. L'altro ragazzino non l'avrebbe ascoltato e avrebbe proseguito fino al parcheggio. Le due posizioni vengono messe a confronto dai magistrati in audizione protetta. Nessuno dei due varia la sua versione.

Negli anni si susseguono le segnalazioni. Anche le più assurde. Arriva addirittura una rivelazione che proverrebbe dall'Fbi. “Angela vive in Bulgaria e ora si chiama Anna”. Non c'è nulla di vero. Si parla di un sospetto. In una villa proprio sul Faito abitata da uno sconosciuto viene trovato un altarino dedicato alla bimba, con immagini e feticci. La pista sfuma. Qualche anno dopo “Chi l'ha visto” riceve una foto dal Messico. Una ragazza che assomiglierebbe all'identikit di Angela cresciuta. La giovane, rintracciata, smentisce. “Quella foto mi è stata rubata”, dice. Oggi Angela avrebbe 28 anni. I genitori non si sono mai arresi e continuano a sperare. 

Bruno Romano

Bruno Romano ha 12 anni e frequenta la quarta elementare. Vive con i genitori e gli otto fratelli in una roulotte fra i quartieri Africano e Montesacro, nella zona nord della Capitale. Il 26 dicembre del 1995 si allontana per andare a trovare la nonna che abita in un'altra roulotte, poco distante. S'incammina lungo viale Somalia. Da lì sembra precipitare in un buco nero. “E' andato da uno zio che vive al Villaggio Olimpico”, si dice. L'uomo quel giorno non ha mai visto Bruno.

Il caso s'intreccia con quello di un altro ragazzo scomparso, Josè Garramon, figlio tredicenne di un diplomatico uruguaiano, sparito nel 1983 all'Eur e trovato morto a venti chilometri dalla sua abitazione. I due bambini si somigliano moltissimo. Perché questo collegamento? Per la morte di Josè viene condannato, con l'accusa di omicidio colposo, Marco Fassoni Accetti, fotografo sospettato di tendenze pedofile, da lui sempre negate. E' stato lui a investire Josè con l'auto. Due anni dopo la sparizione di Bruno, una fonte della procura romana avvalora la pista che Bruno sia stato avvicinato proprio da Accetti e dalla sua compagna, che “avrebbe costretto il bimbo a subire rapporti omosessuali”. I due casi procedono di pari passo. Le due famiglie si incontrano. Poi le accuse a carico di Accetti – che nel frattempo finisce anche nelle maglie del caso di Emanuela Orlandi, con un ruolo poco chiaro – vengono archiviate.

Madeleine McCann

Madeleine Beth McCann, detta Maddie, sparisce il 3 maggio 2007 mentre è in vacanza con i suoi genitori a Praia da Luz, località turistica della costa portoghese. La sera della scomparsa mamma e papà McCann, che hanno raggiunto l'Algarve con altri amici di Leicester, in Inghilterra, lasciano la piccola Maddie, 3 anni, un angioletto con capelli biondi e occhi azzurri, a dormire nell'appartamento del villaggio vacanze in cui si trovano, per andare a mangiare in un ristorante del complesso. Con lei ci sono Sean ed Emily, i fratellini gemelli di 2 anni. Dal locale si può controllare agevolmente l'ingresso del bungalow. A intervalli regolari, comunque, gli adulti si alzano per andare a verificare che i bimbi dormano tranquilli.

Tutto fila liscio fino a quando Kate, la madre di Maddie, durante una di queste “visite” si accorge che il letto dove dormiva la bimba è vuoto. Sono le 10 di sera. Scatta l'allarme. Sul posto arriva la polizia portoghese. Che, secondo i McCann, avrebbe commesso numerosi errori nel corso dell'inchiesta. La prima segnalazione arriva qualche giorno dopo. Le telecamere di una stazione di servizio non lontana da Praia da Luz riprendono due donne e un uomo insieme a una bimba molto simile a Maddie. A quel distributore anche un turista avrebbe notato la piccola. Avrebbe cercato di riprenderla con il telefonino, ma l'uomo che era con lei gliel'avrebbe impedito.

Nel maggio 2007 c'è un primo sospetto. Un cittadino inglese di 33 anni che vive con la madre in Portogallo, non lontano dal residence in cui alloggiavano i McCann. Viene interrogato per venti ore. Per la polizia portoghese non c'entra nulla con il caso e viene rilasciato. Intanto il caso assume le dimensioni di una crisi internazionale fra forze di polizia portoghesi e britanniche. I tabloid inglesi soffiano sul fuoco. Quasi in risposta dal Portogallo si accendono i sospetti sulla famiglia di Maddie. Vengono accusati di aver ucciso la figlia. I McCann – e la Gran Bretagna tutta – reagiscono con sdegno. Vengono scagionati. Sul caso cala il silenzio, segnalazioni-abbaglio a parte, fino al giugno dell'anno scorso. Stavolta la notizia arriva dalla Germania. Un tedesco di 43 anni, Christian Brückner, alle spalle una condanna per lo stupro di una turista di 72 anni e con un curriculum criminale segnato da episodi di spaccio e accuse di pedofilia, è indagato per il rapimento e l'assassinio di Madeleine McCann.

L'uomo, fra il 1995 e il 2007, abitava in Algarve. E la sera della sparizione di Maddie della bimba sarebbe stato nel villaggio di Praia da Luz, intenzionato a compiere un furto. Lì, però, sarebbe entrato di soppiatto nell'appartamento dove Maddie stava dormendo con i gemellini e l'avrebbe rapita, uccidendola poco dopo. Gli investigatori stanno compiendo ulteriori accertamenti per dare sostanza all'ipotesi.