Crema (Cremona), 11 luglio 2018 - E alla fine il ragazzo è stato portato in comunità. La lunga lotta della mamma per tenere con sé il figlio, drogato di videogiochi, si è sbriciolata nelle ultime settimane. Lei presa dalla sua vita, lui tornato nella sua stanza a giocare. Sempre. La situazione, monitorata dai servizi sociali, ha avuto un punto di non ritorno la scorsa settimana quando il giudice, che faceva seguire il ragazzo, ha deciso che non si poteva più continuare così. Di conseguenza il ragazzo è stato prelevato dalla sua abitazione di Crema e portato in comunità. Raccontano che quando la polizia è arrivata a casa, l’abbia trovato nella sua stanza così preso dal videogioco da non aver sentito le ultime telefonate della madre o così indaffarato da non rispondere a chi cercava di intromettersi tra lui e il gioco. La vicenda di questo quattordicenne era emersa in tutta la sua drammaticità lo scorso autunno. I servizi sociali avevano mandato un rapporto al giudice del Tribunale dei minori, denunciando la grave situazione del giovane, allora 13enne, che da mesi si era isolato per giocare con i videogiochi, aveva trascurato la scuola e non usciva più di casa. Giocava la notte e la mattina crollava dal sonno. Ma, nel momento in cui il ragazzo aveva percepito che stavano per portarlo via da casa per metterlo in una comunità, aveva dato segno di ravvedimento, consegnando la consolle  alla madre e scrivendo un’accorata lettera al giudice per informarlo che non avrebbe più giocato e che avrebbe ripreso regolarmente la scuola, cosa che aveva effettivamente fatto. Si era a metà ottobre e nei successivi due mesi c’era stata battaglia tra servizi sociali, tribunale, famiglia.

I servizi sociali avevano tentato di prelevare il ragazzo, ma non c’era stato verso. L’avvocato Francesco Miragli aveva avanzato un’istanza perché il giudice rivedesse la sua posizione, aveva ottenuto udienza, tre ore di colloquio con il magistrato Federico Allegri, il quale però, a fine dicembre, si era detto convinto della necessità del provvedimento originale: il ragazzo, per guarire, avrebbe dovuto essere allontanato dalla famiglia. Qualche tensione e la saggia decisione di temporeggiare, con il provvedimento sempre pendente. E il tempo ha dato ragione ai giudici. I problemi di madre e figlio si sono rifatti sotto e hanno vinto la loro debole resistenza. La mamma è tornata indietro, il figlio si è rimesso a giocare. E la discesa è diventata sempre più ripida, fino al baratro: ora lui è in comunità, nella speranza di un recupero, anche per la madre.