Mauro Pamiro
Mauro Pamiro

Cremona, 22 luglio 2021 - «Io voglio la verità, qualunque essa sia. Non ho preconcetti. Facciano le indagini, portino le prove e mi dicano come è morto mio figlio". Franco Pamiro mostra il suo dolore composto. È il padre di Mauro Pamiro, l’insegnante e musicista di Crema, trovato morto la mattina del 29 giugno di un anno fa nel cantiere di una casa in costruzione. Debora Stella, la moglie di Mauro, è iscritta nel registro degli indagati della procura di Cremona per omicidio volontario. Un atto dovuto e il pm Davide Rocco ha chiesto l’archiviazione. La morte del professore può "essere ascrivibile a un gesto di natura suicidaria, ovvero accidentale". Franco Pamiro e la moglie Marisa Belloni si oppongono all’archiviazione, con i loro legali, Antonino Andronico e Gian Luigi Tizzoni. 

L’udienza per discutere l’archiviazione è durata un’ora e mezza davanti al gip Giulia Masci, che si è riservata la decisione. Gli avvocati della famiglia hanno chiesto che vengano acquisiti i tabulati telefonici sull’utenza fissa del professore. Sintetico il commento del difensore di Debora Stella, l’avvocato Mario Palmieri: "L’opposizione non è fondata e la signora è assolutamente estranea alla morte del marito". "Abbiamo evidenziato - dice, dalla trincea opposta, l’avvocato Andronico - lacune e insufficienze rilevate dai nostri consulenti. Le modalità del ritrovamento del corpo non sono compatibili con l’ipotesi che Mauro possa essersi gettato dalla casa. Manca l’analisi della tegola che era accanto alla testa. È stato fatto un prelievo in un solo punto e non è stata fatta una comparazione fra la ferita sulla fronte di Mauro e la tegola. Cosa è successo non lo sappiamo. Siamo però sicuri che Mauro non si è affatto suicidato. Ce lo dice la prova scientifica. Ma ce lo dice anche una serie di affermazioni di persone vicine a Mauro, inclusa quella di cui si parla nella richiesta di archiviazione, che hanno detto che Mauro non ha mai mandato messaggi che contenessero l’intenzione di suicidarsi".

«Trentasei ore - è l’attacco finale - dopo la scomparsa, la moglie ha fatto dichiarazioni autoindizianti, serve un approfondimento". "Pamiro - incalza l’avvocato Tizzoni - non è morto nel cantiere: il corpo è stato portato lì. Lo dicono le risultanze scientifiche e la logica. Anche se si fosse lanciato, non si sarebbe venuto a trovare in quella posizione, con la testa dalla parte dell’edificio. Un video mostra due persone, un uomo e una donna, alle 2.21 della notte fra sabato e domenica, che gesticolano indicando il cantiere e che si dileguano all’arrivo di un’auto infilandosi in una stretta via pedonale che porta al cartiere. Esclusa anche la caduta accidentale, altrimenti il corpo non sarebbe rimasto così lontano dalla casa. Il comportamento della moglie presta il fianco a molte obiezioni. Non vede il marito dalla mezzanotte di sabato e ancora lunedì non fa nulla per cercarlo. Riferisce che il marito è andato al mare in treno, senza portafoglio, senza telefonino, scalzo e senza dire nulla a nessuno".