Padre Gigi Maccalli
Padre Gigi Maccalli

Cremona, 13 aprile 2019 - Padre Gigi è vivo ed è in Niger. Lo ha fatto sapere Rémis Dandjinou, ministro del Burkina Faso e lo ha comunicato padre Mauro Armanino, che sin qui ha tenuto i collegamenti con il Niger. Secondo il ministro ci sono buone speranze per una risoluzione positiva del caso in tempi brevi. Il politico africano ha rivelato che padre Pier Luigi Maccalli, religioso della Società delle Missioni Africane rapito sette mesi fa in Niger, sarebbe stato portato prima in Burkina Faso, poi in Mali e quindi riportato nuovamente in Niger, dove si troverebbe tuttora. Notizie positive anche per Luca Tacchetto, l’ingegnere padovano rapito in dicembre, che però si troverebbe ancora in Burkina Faso.

«In modo informale sapevamo che padre Gigi doveva trovarsi da qualche parte in Mali – dichiara padre Armanino, Società delle Missioni Africane (Sma) – Ora si viene ora a sapere che il padre sarebbe stato riportato in Niger. Però di tutto questo qui in Niger non se n’è saputo nulla. Non so quale sia la fondatezza delle dichiarazioni dell’esponente del governo del Burkina Faso – aggiunge – Spero naturalmente che siano attendibili, però non abbiamo né conferme, né smentite. Per quanto riguarda i passaggi di frontiera, non ci stupiscono e noi stessi lo pensavamo, visto che dai confini di questi tre Stati passa di tutto».

Da quel che sembra di capire dalle parole di padre Armanino c’è una certa irritazione per la mancanza di comunicazioni, oltre a scetticismo per l’impossibilità di una verifica di quanto affermato. La prossima settimana, mercoledì 17, saranno sette mesi esatti che padre Gigi, il missionario cremonese di 57 anni di Madignano, è stato rapito da otto banditi, probabilmente pastori fulani, i quali hanno fatto irruzione nella missione di Bomoanga, in Niger, sapendo che il padre era appena rientrato dall’Italia e che presumibilmente aveva con sé del denaro. Gli otto banditi hanno razziato un computer, un cellulare, i soldi trovati e hanno portato via con loro padre Gigi. La notizia del ministro Dandjinou sarebbe la prima ufficiale, dopo quasi sette mesi nei quali c’era stato il silenzio assoluto. Il rapimento del missionario cremasco aveva avuto una larga eco in Italia, con manifestazioni d’affetto e vicinanza nei confronti della famiglia, che ha un secondo fratello missionario in Liberia. Da allora la diocesi di Crema organizza ogni mese una processione per ricordare il padre e chiederne la liberazione.