Crema, 4 luglio 2018 - Non si chiude, non è una moschea, l’amministrazione ha intenzione di indire un nuovo bando per l’assegnazione di una porzione d’area in via Milano dove costruire un luogo di culto, bando al quale il Centro culturale islamico potrà partecipare. Lo dice la lettera che Bouzaiane Dhaouadi ha inviato all’amministrazione di Crema per rispondere alle contestazioni, prima che l’amministrazione stessa prendesse le decisioni del caso. Il provvedimento della sindaca era atteso, dopo la sua arrabbiatura per il video postato dai fedeli sulla pagina dell’associazione, video poi rimosso in fretta. Lei stessa aveva scritto che avrebbe voluto chiudere il capannone di via Rossignoli nel quale, al di là di ogni dubbio, si prega. Ma, al momento delle decisioni, la misura prospettata dalla prima cittadina non è stata presa, anche perché non si può attuare. Quindi, con un’ordinanza, il comune di Crema intima all’associazione degli islamici di ripristinare i luoghi entro 30 giorni, cioè togliere i tappeti e far tornare il capannone un luogo dove si produce.

Ma nella lettera del presidente degli islamici si dice chiaramente che quella è la sede dell’associazione e che loro possono fare tutto quel che è previsto. Tranne pregare. Di più. Nella lettera c’è un passaggio nuovo: «L’amministrazione (…) aveva manifestato (durante l’incontro del 5 giugno scorso, ndr) l’intenzione di indire un nuovo bando per l’assegnazione di una porzione di via Milano 3 (luogo di culto, ndr) cui l’associazione culturale avrebbe potuto candidarsi per la realizzazione di un luogo di culto islamico». Quindi, c’è l’intenzione da parte dell’amministrazione di rifare il bando per cercare di assegnare il luogo di culto, dopo il fallimento di quello di due anni fa, al quale partecipò la stessa associazione che però fu estromessa per mancanza dei requisiti richiesti.

Una notizia che non mancherà di rinfocolare le polemiche sulla costruzione della moschea in città. Visto il contenuto della lettera, che non è stata resa pubblica, si capisce l’irritazione della sindaca. «Le controdeduzioni addotte dalla comunità islamica circa l’avvenuta preghiera nel capannone di via Rossignoli non ci sono parse minimamente convincenti, anzi, semmai avvalorano l’idea di una comunità che non ha saputo prendere sul serio gli impegni assunti con l’amministrazione e in cui mancano effettivo controllo e comunicazione interna», dice Stefania Bonaldi. Infine, c’è anche un’indiscrezione che da tempo gira in città. Durante una ispezione alle forze dell’ordine che si sono presentate per entrare nel capannone è stato richiesto di togliersi le scarpe. E loro hanno ottemperato.