Lupi
Lupi

Cremona, 11 febbraio 2019 - Il lupo è tornato nelle golene del Po. Una presenza discreta che si muove tra campi, spiaggioni e boschine. Non ama farsi vedere e, soprattutto, sta lontano dall’uomo. È un lupo. Dopo cinque anni di lavoro, di “pedinamenti”, ma anche di grande passione e rispetto Davide Persico, docente di Paleobiologia e Museologia naturalistica presso l’Università di Parma, fondatore del Museo Paleontropologico del Po e sindaco del Comune di San Daniele Po, sul confine tra le province di Cremona e Parma ha scientificamente appurato la presenza dei lupi in golena. Da qualche giorno Davide Persico ha pubblicato il suo ultimo libro, «Il lupo del Po», un saggio divulgativo, edito da Delmiglio editore, dedicato a questo predatore che è tornato dopo anni ad abitare la pianura. Perché «Il lupo del Po»?

Dove nasce l’idea di mettersi sulle tracce del lupo?

«L’idea nasce dalla passione naturalistica e dall’entusiasmo provato appena accortomi che questo predatore aveva fatto il suo ritorno in pianura. Il tutto è iniziato nel settembre 2015, ritrovando un cranio fossile sulla spiaggia del Po nel comune di Gussola ma in riva destra. Questo straordinario reperto, analizzato nei minimi particolari si è rivelato essere il cranio di una femmina di lupo, sui due anni, vissuta in pieno medioevo, con una “firma” genetica differente dal lupo appenninico (Canis Lupus italicus), ma con caratteristiche genetiche delle attuali popolazioni dei Balcani meridionali e della Grecia. Per studiare questo reperto e a causa della passione profusa da questo studio, mi sono messo a studiare i lupi attuali, imparando un sacco di cose e soprattutto cominciando a notare la loro possibile presenza in Pianura Padana, specialmente in quelle aree in sponda destra a ridosso delle confluenze degli affluenti provenienti dall’Appennino (il Taro per esempio). L’idea poi di scriverne un libro è nata di recente, lo scorso anno, quando un cittadino è riuscito a filmare il branco che seguivo da tempo in anonimato, sollevando paure e timori da parte della società civile».

Esiste una stima di quanti lupi siano presenti nella golena del Po?

«Il mio studio si riferisce a due aree in sponda sinistra e in sponda destra, tra le province di Cremona e Parma. Le aree in esame sono complessivamente di 140 kmq, di cui circa 90 kmq in golena. Attualmente si ha la certezza di un branco di cinque esemplari che probabilmente è il medesimo che è stato ripreso qualche settimana fa sul web e dalla stampa locale nella zona di Cortemaggiore (Piacenza). Sulla sponda sinistra, quella cremonese (da Torricella del Pizzo a Gerre de Caprioli) invece per ora sembra vi siano uno o due esemplari. La popolazione, se numericamente confrontata con gli ungulati presenti, caprioli e cinghiali, e sommata alle innumerevoli nutrie e lepri, è certamente in equilibrio ecologico, anzi, le prede sono in numero estremamente maggiore rispetto al fabbisogno».

Quali sono le prede preferite dal lupo?

«Al momento il numero di lupi in pianura è limitato e le evidenze principali di predazione, individuate con la raccolta e l’analisi delle fatte (escrementi) oltre che con lo studio dei resti delle carcasse trovati in giro nella golena, sono a carico di nutrie, lepri, e poi anche di caprioli e cinghiali, seppur in numero estremamente minore. C’è da considerare che l’efficienza predatoria di un lupo si aggira sul 20%, cioè ogni 10 attacchi, generalmente due vanno a segno. È quindi facile ed immaginabile pensare ai lupi in pianura come a individui adattati a ricercare prede facili col minor consumo energetico: le nutrie sono lente, piccole e abbondanti. Non c’è bisogno del lavoro del branco per catturarle».