Cremona, 6 luglio 2019 - Risse, aggressioni, rapine e spaccio di droga erano il pane quotidiano della baby gang di «bulli social», «Cremona.dissing», dal nome della loro pagina Instagram, sgominata dai carabinieri della Compagnia di Cremona guidati dal maggiore Rocco Papaleo. All’alba di ieri i militari hanno arrestato 7 ragazzi, quattro finiti in carcere e altre tre ai domiciliari e denunciati altri diciotto. Venticinque «bravi ragazzi», studenti delle scuole superiori di Cremona, di età dai 15 ai 18 anni, e figli di famiglie normali hanno imperversato per mesi, prendendo di mira giovanissimi e scatenando decine di episodi di violenza con un modus operandi già prestabilito: «la provocazione verbale di uno della banda nei confronti della vittima designata, con una reazione da parte di quest’ultima, anche solo verbale e quindi scatta la vendetta, un attacco di gruppo a suon di pugni» sottolineano i carabinieri. 

La banda per metà di italiani e per metà di stranieri, comunque nati in Italia, non aveva nessuna pietà: le vittime spesso erano scelte ad hoc, magari semplicemente perchè sole in quel momento e quindi facilmente attaccabili, senza troppi problemi. Uniti, strutturati, capaci di picchiare duro quanto più la vittima era debole, i social bulli hanno agito per mesi in modo indisturbato per le strade del centro di Cremona, nei luoghi di ritrovo dei giovani o nei pressi delle scuole. Violenza sì, tanta violenza al punto da ricordare, come termine di paragone, le gang di latinos dell’hinterland milanese. 

Umiliazioni, denigrazioni, violenze fisiche, contro coetanei o giovani ragazzi non in grado di difendersi, questo quanto emerge dalle indagini dei carabinieri. Le indagini sono partite alcuni mesi fa, dopo le segnalazioni di insegnanti, presidi e genitori, riguardanti soprattutto l’aspetto social dei baby delinquenti: la pagina Instagram Cremona.dissing, alla quale vi era collegata un link all’applicazione «ThisCrush», la quale permetteva di partecipare ad una chat esclusivamente accessibile ai gestori della pagina e a coloro che la «seguivano». Una pagina che era diventata un vero e proprio palcoscenico, in cui i componenti del branco «vivevano» rendendo direttamente pubblico il loro operato, anche come sfida aperta alle autorità, e per essere rinforzati dai «mi piace» della rete che li rendeva ancora più onnipotenti. Addirittura veniva indicato anche il luogo di appuntamento, The ring, in Piazza Marconi, davanti al Museo del Violino: ci si dava appuntamento per fare a botte, per vedere chi picchiava più forte. E poi i video venivano pubblicati in rete. 

Le indagini sono partite in particolare in aprile: un 18enne era stato pestato a sangue dal branco fuori dal locale la Centrale del Latte e aveva subito la frattura del setto nasale e danni ai reni. Il padre aveva fatto denuncia. Un altro episodio particolarmente violento riguarda un altro membro della gang che per mesi ha taglieggiato i compagni di classe: questi diceva di detenere cento euro di Cremona.dissing e accusava i compagni di classe di averglieli rubati. Li costringeva così a restituirli. Nel corso del monitoraggio della chat si è evidenziato il motivo dell’utilizzo delle relative discussioni, anche come «propaganda», utilizzando ad esempio, personaggi pubblici o noti al pubblico, con la scritta «Membri di Cremona.dissing mentre aspettano il prossimo Jump». La terminologia gergale «Jump», «Jumpare», veniva utilizzata per fare riferimento alle aggressioni messe in atto dai componenti della pagina «Cremona.dissing», sostanzialmente Jump ovvero salto italianizzato in «jumpare» sta a significare «saltiamo addosso ad una persona».