L’ultima immagine di Fiori su un bus in Turchia
L’ultima immagine di Fiori su un bus in Turchia

Soncino (Cremona), 26 agosto 2019 - «Perse utte le speranze». Eligio Fiori, padre di Alessandro, il manager di 33 anni ucciso a Istanbul, in Turchia, nel marzo dello scorso anno, sta trascorrendo qualche giorno in vacanza con la famiglia, ma non può darsi pace per quel che è accaduto al figlio e, soprattutto, perché da mesi nessuno più muove foglia. «Sono almeno tre mesi che non abbiamo notizie né dalla Turchia né dall’Italia. Sono tutti spariti. In Turchia il mio avvocato non sa più cosa fare. Il procuratore che ha preso in mano il fascicolo non riceve il mio legale. Segno evidente che non ci sono novità se non quella, scontata, che non si fa nulla. In Turchia gira un assassino libero e impunito che l’ha fatta franca dopo aver ammazzato una persona. E può stare tranquillo che nessuno lo perseguirà. Sono avvilito e dispiaciuto: l’assassinio di mio figlio meritava più attenzione». Commento molto amaro, quello del padre di Alessandro che comunque non ha mai nascosto il suo scetticismo nei confronti di un esito positivo della vicenda.

«Troppo tempo e troppi procuratori sono passati. Mio figlio è sparito il 12 marzo ed è stato trovato morto il 28. L’autopsia ha detto subito che il decesso risaliva a due giorni prima e poi, a mano a mano che il tempo passava, sono venuti fuori particolari che hanno portato a confermare l’omicidio. Prima il colpo in testa, poi la ferita all’inguine. Ma da quel 28 marzo si è passati, attraverso quattro procuratori, ad avere certezze ufficiali solo alla fine di novembre. L’assassino (o gli assassini) ha goduto di un lasso di tempo che gli ha permesso di garantirsi l’incolumità. Specie se poi il fascicolo resta chiuso e le indagini vengono svolte solo sulla carta».

Una vicenda che ha dell’incredibile e si è dipanata molto lentamente tra burocrazia e silenzi. Passi ufficiali da parte del consolato a Istanbul se ne sono fatti, ma forse in maniera blanda, e questo ha portato alla convinzione che il caso<WC> non fosse seguito con grande attenzione tanto che ci sono state interrogazioni in Regione, in Parlamento e anche in Europa da parte dell’eurodeputato leghista Angelo Ciocca, senza esiti tangibili. Bisognava intervenire molto prima. Un dato: i risultati dell’autopsia erano noti dalla fine di maggio ed era già chiaro allora che Alessandro era stato ammazzato. Ma da lì ad arrivare all’ufficialità, passando attraverso cavilli burocratici e richieste di accertamenti e nuove analisi che non hanno aggiunto nulla, sono passati sei mesi e quattro procuratori che hanno ereditato il fascicolo senza aprirlo. E i risultati dell’esame autoptico sono stati trovati per caso dall’avvocato della famiglia solo nel mese di agosto: nessuno li aveva comunicati. «Siamo da mesi fermi – conclude Fiori – e quel che è stato fatto è largamente insufficiente. Penso che ormai non se ne farà più nulla».