Eligio Fiori
Eligio Fiori

Soncino (Cremona), 15 aprile 2018 - «Non molliamo la presa. Abbiamo un avvocato a Istanbul, incaricato di seguire la situazione. E domani si riprende». Non ha alcuna intenzione di lasciar perdere Eligio Fiori, padre di Alessandro, il manager di Soncino di 33 anni trovato morto sulla riva del Bosforo a Istanbul, dopo giorni di ricerche. Il corpo del ragazzo, dopo l’autopsia effettuata nella città turca, è arrivato in Italia sabato 31 marzo. Qui È stato sottoposto a un nuovo esame autoptico e venerdì a Soncino si sono potuti svolgere i funerali, con grande partecipazione di amici e conoscenti. Ma adesso si riprende a scavare nel mistero.

Eligio Fiori, secondo lei che cosa è successo?

«Noi siamo convinti che sia capitato qualcosa di poco chiaro e che a innescare tutto quanto sia stato il tassista che prima ha accompagnato Alessandro in albergo e poi lo ha derubato, lasciando portafogli e cellulare nel cestino davanti all’albergo».

Lei non ritiene che lo stesso tassista possa avere avuto una parte in quel che è successo a suo figlio?

«Ritengo improbabile che lo stesso tassista abbia ritrovato Alessandro nei giorni successivi al primo contatto».

Ma l’ultima segnalazione di suo figlio in vita a quando risale?

«A lunedì 26 marzo. È stato visto nel quartiere di Topane, che sta vicino al consolato. Probabilmente Alessandro, debilitato e senza riferimenti, stava cercando proprio di arrivare lì, al consolato italino».

Ha avuto altre segnalazioni?

«Sì, grazie ai fogli appesi in città abbiamo avuto altre telefonate di persone che avevano avvistato Alessandro. Tutte segnalavano la sua presenza nei dintorni di quel quartiere. Noi ci siamo andati, ma siamo arrivati troppo tardi».

Le autorità cercano di far passare la tesi della morte dovuta a un malore.

«Se così fosse l’autopsia l’avrebbe subito rivelato. Un infarto rompe il cuore; l’annegamento mette acqua nei polmoni. Se non sono stati trovati questi elementi, in un primo tempo accreditati, evidentemente c’è dell’altro».

E il passaggio al pronto soccorso lo ritiene plausibile?

«Sì, ma non per un infarto, bensì per un calo di zuccheri. Forse mio figlio non mangiava da due giorni e si è sentito male».

Dopo quell’avvistamento, più nulla fino al ritrovamento. Pensa sia morto il 26?

«Sì, perché prima ci sono le telefonate degli avvistamenti. Alessandro ha vagato per dieci giorni senza meta, confuso e debilitato. Noi non siamo riusciti a intercettarlo. Poi, che cosa sia successo il 26 non lo sappiamo. Ma di certo non ha avuto un infarto o si è buttato nel Bosforo».

Lei ha visto la ferita alla testa. Com’è?

«È un profondo taglio che parte dalla nuca ed è lunga una spanna. Pensiamo che sia la causa della morte».

E l’autopsia in Italia?

«Non abbiamo riscontri. Per i risultati anche qui ci saranno tempi lunghi. Comunque noi non ci rassegniamo. Vogliamo sapere come è morto Alessandro. Prima di ripartire abbiamo depositato una denuncia alla polizia turca perché così non può insabbiare tutto. Vogliamo sapere che cosa è successo. Se qualcuno ha provocato la morte di Alessandro, deve pagare».