Milano, 20 ottobre 2020 - 

LETTERA

Penso che qualsiasi “medicina”, anche la più amara, si possa sopportare a fronte del rischio di un Natale “blindato”. Sarebbe un colpo devastante al nostro morale già messo a dura prova in questo 2020. Meglio rinunciare a qualche uscita oggi, piuttosto. Saverio N.

RISPOSTA

Il boccone amaro della Pasqua “tutti a casa” è stato inghiottito con qualche mugugno, l’ipotesi di vivere – tra le tante ipotesi – anche un Natale blindato è una minaccia da far tremare i polsi soprattutto per l’effetto devastante sul piano psicologico. Nonostante l’impegno profuso nel dare alle festività una valenza sempre più commerciale, non si è riuscito a scalfire quello che resta il cuore di questa ricorrenza: il ritrovarsi in famiglia. Quasi un tagliando annuale per rinsaldare gli affetti, un modo per dire “ci sono, comunque”. Pensare a un Natale a numero chiuso, con qualche vicino che potrebbe fare il delatore e segnalare una riunione “sediziosa” è quanto di più avvilente si possa immaginare. Un motivo in più per seguire con rigore comportamenti e indicazioni dati dalle varie ordinanze regionali e decreti. Che tradotto vuol dire almeno un novembre di rinunce per poter vivere almeno un Natale con una parvenza di serenità. Sperando che sia servita la lezione e non si ripeta quello che è accaduto con l’estate.

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