L'osservatorio sulla laguna a Caleri
L'osservatorio sulla laguna a Caleri

Vietato non toccare. È il titolo di uno dei laboratori più interessanti del Museo archeologico nazionale di Adria, ma in realtà questo slogan potrebbe riassumere tutto ciò che oggi offre il Delta del Po: un territorio antico, da conoscere, gustare e toccare con mano. Lontano dalle cartoline delle spiagge affollate, l'autunno offre la possibilità di conoscere meglio le origini della storia del Delta e delle sue vie d'acqua in un emozionante percorso fra archeologia e natura.

Siamo in provincia di Rovigo, nel Parco regionale veneto del Delta del Po, un fiume che è soprattutto una civiltà. Il viaggio ideale - consigliati  tre giorni (www.parcodeltapo.org, www.fulviatour.com) - parte dai reperti custoditi dal museo di Adria e dagli scavi di San Basilio, per poi accompagnare il turista a conoscere il Giardino botanico litoraneo del Veneto di Caleri, ad apprezzare i segreti dell'ostrica rosa a Santa Giulia, o ancora a perdersi in bicicletta in uno dei famigerati tramonti fra l'acqua della laguna, la terra e il cielo.

Il Museo archeologico è un ottimo punto di partenza per capire, attraverso i preziosi oggetti di bronzo, d'ambra e d'arte orafa e vetraria che custodisce, l'antica vocazione commerciale di quest'area all'interno del Mediterraneo. La storia di Adria (nasce da qui il nome Adriatico) è ricca e complessa: sorta nel VI secolo a.C. come porto fluviale etrusco crocevia dei commerci con le navi provenienti dalla Grecia alla ricerca di materie prime come ambra baltica, argento e stagno, mantenne anche in età romana il ruolo di cerniera fra Oriente e Occidente. Il museo, sorto sulle ceneri di un antico villaggio etrusco, a due passi dalle necropoli, propone al visitatore bronzi e gioielli etruschi, ceramiche attiche a figure nere e a figure rosse e una straordinaria raccolta di vetri di epoca romana nota in tutto il mondo. Tra le chicche, l'Eracle di Contarina e la Tomba della Biga, che al posto di resti umani custodisce tre cavalli sacrificati. Ma soprattutto offre la possibilità di toccare alcuni reperti, proposti a chi arriva attraverso un laboratorio tattile guidato dall'archeologo, consentendo al visitatore un approccio immediato, raro e dedicato. Semplicemente guardando e toccando  un frammento di un oggetto nato migliaia di anni prima sarà possibile individuare cosa è stato, chi l'ha prodotto, a cosa serviva.

Lasciata Adria, a pochi chilometri di distanza, a San Basilio, si può diventare archeologi per un giorno, un'altra attività esperienziale guidata questa volta dall'Università di Venezia negli scavi dell'antica stazione di posta d'epoca romana riemersa lungo la via Popillia, costruita fra il 132 e il 131 a.C, antica strada di collegamento costiero fra Adria e Ravenna. Al visitatore interessato viene proposta un'attività di scavo fianco a fianco con gli studenti dell'Università Ca' Foscari. Un progetto di turismo archeologico che, spiega la professoressa Giovanna Gambacurta, docente di Etruscologia all'Università di Venezia, punta a “mettere a sistema un museo grande come quello di Adria, un parco naturalistico come il Delta del Po e un'attività di lavoro archeologico vero e proprio”. Una proposta dal grande valore educativo ed etico, rivolta non solo alle scuole, ma anche al semplice turista di tutti i giorni, purché motivato, e sostenuto dal progetto europeo Value per la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale.

San Basilio era nota anche per la possente quercia, la “quercia di Dante”, che esisteva già ai tempi in cui il sommo poeta soggiornava dai monaci dell'abbazia di Pomposa. Ora la quercia è morta, ma alcuni suoi frammenti, unitamente ad altre tracce della vita contemporanea (acqua dolce e salata, fotografie, conchiglie, persino ocarine) sono state racchiuse in una installazione di “gocce di memoria”, dove le capsule sono in resina, a due passi dagli scavi.

Non solo storia, ma anche natura, dove il pezzo forte è il Giardino botanico litoraneo del Veneto di Caleri, a Rosolina Mare, riserva della biosfera dell'Unesco dal 2015, 44 ettari per 4 chilometri di percorsi (sono tre i diversi sentieri proposti in base al lievllo di lunghezza e difficoltà) tra i profumi della pineta e la varietà del paesaggio tra terra e mare, acqua dolce e acqua salata. Qui infatti dalla terraferma si passa dalle dune fossili, residuo dell'antica linea di costa, agli argini e alle golene del Po, fino alle valli da pesca e alle lagune che segnano il passaggio al mare. Segnalati oltre 350 tipi di volatili e una straordinaria varietà botanica che si è saputa fare strada adattandosi al mare e al vento.

Ma un'esperienza di immersione a 360 gradi nella magia del Delta è quella tramonto. Per goderlo appieno basta una pedalata in bicicletta lungo la via delle Valli, uno dei più bei percorsi ciclabili in Europa.

Ma non si può conoscere il Delta senza percorrere la storia della lotta dell'uomo contro il mare. L'occasione è il Museo regionale di Bonifica Ca' Vendramin, a Taglio di Po. Il Delta infatti è uno dei territori più giovani del Paese, nato dallo spostamento del Po nel 1604, quando la Serenissima deviò il corso del fiume per non vedersi sommersa dai suoi depositi tra Chioggia e la laguna di Venezia. Da allora i suoi abitanti hanno sempre lottato per difendere la terraferma. Il museo ruota attorno al recupero del complesso idrovoro che, tra il finire dell'Ottocento e i primi vent'anni del Novecento, ha consentito di bonificare il comprensorio dell'isola di Ariano, rendendo abitabili e coltivabili i terreni vicini. Qui si possono visitare le antiche caldaie a vapore e le pompe centrifughe, la vecchia officina, gli archivi e la grande ciminiera in mattoni.

Una tradizione che lega il passato popolare all'attualità è quella dell'ocarina e dei giocattoli fabbricati con l'argilla del Po. A Grillara di Ariano c'è il museo laboratorio della famiglia Fecchio, allestito in una fattoria didattica dove oltre a conoscere la storia e i giocattoli in argilla, dei fischietti artistici e delle ocarine in terracotta, è possibile costruirsi il proprio strumento con l'aiuto dei padroni di casa.

Impossibile lasciare il Delta senza averne conosciuto i sapori, perché il viaggio è anche un'esperienza di gusto. La più suggestiva è all'osteria Arcadia, a Santa Giulia. Qui, a pochi metri dal suggestivo ponte di barche, al termine di una navigazione tra i canneti, è possibile gustare la specialità della zona: l'ostrica rosa, una creatura di Alessio Greguoldo, l'uomo che ha creato un sistema meccanico per simulare le maree nella Sacca di Scardovari. Le sue ostriche si chiamano “Tarburiech – perla del Delta”, dal nome dell'ostricoltore francese che le ha create.

Specialità del territorio anche alla locanda ristorante “7mari” a Porto Viro e “Allo Scalo” di Adria, mentre all'agriturismo Ca' Ramello si produce il pollo antibiotic free per Amadori. Grande qualità dei prodotti all'antica trattoria “a Portico” di Conetta di Cona: un secolo di attività cominciata con i ristori offerti ai turisti al ritorno da una giornata di mare a Sottomarina, all'insegna della qualità dei prodotti, come il prosciutto crudo 36 mesi di Langhirano, la giardiniera fatta in casa e i funghi porcini.