Milano, 29 maggio 2020 - 

LETTERA 

Ai cultori del “pestare i pugni sul tavolo” è arrivata una risposta concreta dall’Europa che si traduce in una robusta iniziazione di fondi capace di dare impulso alla ripresa. Credo che adesso spetti a noi dimostrare di essere in grado di fare “tesoro” di questa opportunità. Gianni A., Milano

RISPOSTA

Mai stata così generosa, per cui non c’è motivo di dipingere l’Unione europea come entità lontana dal nostro Paese. Resta tribolato il cammino per giungere a un’unione di fatto, ma dopo il piano presentato non si può certo dire che l’Europa non abbia mostrato solidarietà per quanto è accaduto in Italia. Quindi, ora, più che valutare, discutere e criticare entità dei fondi e tempi per il loro arrivo varrebbe la pena pensare a come utilizzarli al meglio senza confinarli all’ipotesi di usarli per abbassare le tasse, ma investendoli. A partire dalla scuola che alla ripresa comunque presenterà parecchie difficoltà e non solo per la questione precari. Di fatto meglio spostare tutta l’attenzione su cosa fare piuttosto su cosa ha fatto o avrebbe potuto fare l’Europa che ha dimostrato di avere cambiato passo e atteggiamento decidendo una distribuzione di fondi in base agli effetti di danno della pandemia e non sui conti economici. Come dire va cambiata la mentalità. Una vera svolta epocale per l’Italia.