Milano, 24 ottobre 2020 - 

LETTERA

Pensavo che non ci saremmo più trovati nella condizione di fare rinunce su questo o su quell’altro fronte come se la nostra vita messa a repentaglio dal virus fosse fatta di compartimenti stagni. Non dobbiamo scegliere tra salute e lavoro o economia. Ma trovare strategie diverse per difenderci. Franco Q., Milano

RISPOSTA

Come aver pigiato il tasto sbagliato di una macchina del tempo. Si è tornati a spiegare quali sono le mascherine più efficaci, a sospendere le attività chirurgiche che non abbiano il carattere d’urgenza, a blindare le strutture per anziani. Il servizio di medicina sul territorio che doveva essere il primo argine alla seconda ondata ha subito ceduto anche perché con le semplici disposizioni era impensabile opporre qualsiasi forma di “resistenza”. Tornare a sentire spiegazioni sul fatto che cinquemila positivi in un giorno non significano altrettanti ricoveri in terapia intensiva è un altro esercizio che già pochi mesi fa era stato affrontato, al pari del rimbalzo di responsabilità che poi ha portato a dubbi e sospetti con tanto di ricorso alla magistratura. Tutto già vissuto, come il confronto salute-economia ed il conseguente tentativo di trovare un compromesso per salvare entrambe. Il fatto è che l’avversario si muove in un campo sì ridotto, ma sul quale ha pochi contrasti. La diplomazia del compromesso con i suoi tempi lunghi rischia di agevolare questo nemico subdolo e portare solo a vittime e disastri dietro di sé su entrambi i fronti, economia e salute.