Milano, 21 ottobre 2020 - 

LETTERA

Lo chiamano “coprifuoco”. Questo provvedimento dovrebbe farci sentire tutti in colpa, invece mi pare abbia solo avuto l’effetto di innescare tentativi di mediazioni per ammorbidirlo. Proprio non vogliamo capire. Roberto C., Milano

RISPOSTA

È arrivata la stretta o, se si vuole il “coprifuoco”, e non ci si può lamentare. Semmai fare autocritica, termine molto gettonato decenni fa e ormai scordato. E se l’esercizio fosse compiuto in modo serio e senza sconti, non potrebbe che emergere un aspetto: abbiamo osato troppo in questi mesi e ne paghiamo le conseguenze. Abbiamo osato troppo perché a un certo punto non si è prestata più attenzione a quanto veniva detto, si è fatta largo l’idea che il peggio fosse passato e, non essendo in uno stato di polizia, si è fatta man bassa della possibilità di indulgere in concessioni che, tradotte, in gran parte non sono risultate altro che mangiate e bevute. Riti che sono proseguiti anche a fronte di un ritorno del Covid e a fronte di sollecitazioni a cambiare atteggiamento. Quanto servirà questo coprifuoco, si vedrà fra qualche settimana, ma già si dice che potrebbe non bastare. Piuttosto che lamentarsi e investire il tempo nell’organizzarsi per mantenere viva la socialità dei crapuloni, varrebbe la pena rispolverare un po’ di senso civico e comportarsi di conseguenza, giusto per evitare di andare di male in peggio.

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