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28 dic 2021

Casinò di Campione, l'ultima beffa si chiama Covid: salta la riapertura di Capodanno

La casa da gioco era pronta a ripartire dopo tre anni e mezzo di stop, ma l’evento è stato annullato dalla pandemia

roberto canali
Economia
09-10-2012 CAMPIONE D'ITALIA COMO IL CASINO' CASA DA GIOCO CON FIGURANTI GENERICA croupier
FOTO CUSA  CELL 335 6855682
Il casinò

Campione d'Italia (Como) - Era il 27 luglio del 2018 quando il Casinò di Campione d’Italia, il più grande d’Europa e l’unico della Lombardia, veniva dichiarato chiuso per ordine del Tribunale Fallimentare di Como. Licenziati i 490 dipendenti, prima spente e poi restituite ai concessionari le slot machine che in cambio di una monetina regalavano il sogno di una vincita che poteva superare il milione di franchi, chiuso e abbandonato l’immenso palazzo alto 9 piani e con una superficie coperta di 13 campi da calcio. Una notte lunga 1.253 giorni che si sarebbe dovuta concludere la sera di Capodanno, il giorno della rinascita del Casinò Campione d’Italia che rimandato a data da destinarsi per colpa del Covid.

L’ennesima beffa per la piccola comunità, di italiani in terra svizzera, che sono passati dall’avere tutto a non possedere quasi più niente. In 41 lunghi mesi non hanno dovuto rinunciare solo allo stipendio e alla liquidazione, hanno vito crollare tutte le loro certezze, molti di loro hanno perso la casa e anche le loro radici, costretti ad andarsene dalla piccola ex clave del Ceresio che il legame con l’Italia se lo porta fin nel nome, ma in tutto questo tempo ha scoperto che la madre patria è molto più distante dei 25 chilometri che separano il paese dal confine.
Chiuso dalla sentenza di un Tribunale della Repubblica e riaperto grazie alla Cassazione, il Casinò Campione d’Italia tornerà a riaccendere le sue mille luci a Capodanno, ma nulla in questa seconda vita assomiglierà alla prima. C’è un debito monstre di 130 milioni di euro da saldare da qui ai prossimi anni, la necessità di riprendersi uno per uno tutti quei giocatori che in questi tre anni e mezzo con Campione chiuso hanno fatto la fortuna dei casinò del Canton Ticino, da Lugano che sta sull’altra riva del lago, a Locarno e poi Mendrisio che è il primo che si incontra subito dopo il confine. Anche negli ultimi anni nonostante i debiti, il cambio franco-euro sfavorevole e le difficoltà di un mercato, quello del gioco d’azzardo, entrato in una crisi forse irrimediabile per la concorrenza dell’on-line e dei videopoker, Campione continuava a fatturare 90 milioni di euro l’anno e garantire la sopravvivenza di un’intera comunità oltre che un fiume di denaro, sotto forma di tasse e accise, per le casse dello Stato.
Adesso tocca ripartire da un personale più che dimezzato, 174 dipendenti contro i 490 di tre anni e mezzo fa, l’ultima fiches in mano e la necessità di sedersi al tavolo e puntarla bene. Sul tavolo verde, come nelle vita qualche volta, i miracoli possono anche accadere. A Campione ne hanno bisogno e per questo, dopo 1.253 giorni, insieme alle luci del loro Casinò hanno riacceso anche la speranza.
 

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