Edoardo Maspero, 21 anni
Edoardo Maspero, 21 anni

Pusiano (Como), 7 giugno 2016 - È stato esordiente dell’anno al Salone del libro di Torino con un romanzo che racconta uno spaccato di una generazione “vuota“, quella di alcuni ventenni, e l’interesse per “Nero catrame“ (Gremese editore), il primo romanzo scritto da Edoardo Maspero, continua a crescere. Giovedì sera, il 21enne nato e cresciuto sul lago di Pusiano, dove il padre è stato appena rieletto sindaco per la terza volta, sarà al Maurizio Costanzo Show (in onda domenica) a raccontare quel mondo spietato che descrive nel suo primo lavoro.  

«E chi l'avrebbe mai detto - commenta l’autore -. Non mi aspettavo che ci fosse tutto questo interesse. Era la prima volta che scrivevo un romanzo. Il libro è nato nella mia camera e fino alla pubblicazione il mondo che mi circondava era quello. Non avevo modo di capire se poteva piacere. Mentre scrivevo non c’era nessuno che diceva: stai facendo la cosa giusta.  L'unica cosa che potevo intuire è che molte persone si sarebbero sentite tirate in causa. E così è stato».

Sì perché «Nero catrame» rappresenta, attraverso il suo intreccio di storie, una denuncia verso un un’intera generazione. «Racconto un certo ambiente, quello dei ragazzi della Milano “bene“ la cui esistenza è scandita dall’apparire sui social network che hanno globalizzato le vite di tutti gli adolescenti.  Cerco di raccontare come anche nel momento in cui sei felice oppure triste e ti senti in dovere di farlo sapere al mondo e lo devi ostentare sui social network. Come per colpa di un I-phone si è persa ormai di vista la realtà.  L’ambiente che fa da contorno è quello delle discoteche dove la cocaina è ovunque così come la prostituzione, anche minorile».

Una generazione virtuale che ha perso il contatto con la realtà, fra vizi, violenza e falsi miti che ha già impressionato molti lettori per la sua spietatezza.  Quanto c’è di vero in tutto quello che scrivi? «Diciamo che il 70% è vero e il 30 romanzato. Il romanzo è nato con un’idea precisa: descrivere come ci si sente a vent’anni. Troppo grandi per considerarsi ancora piccoli e troppo piccoli per considerarsi adulti - continua Edoardo - Di certo non sono qui a definirmi uno scrittore e l’unica cosa di cui vado fiero è che non ho pagato per pubblicare la mia storia. Finora è successo tutto così in fretta che non so nemmeno come andrà a finire».