Como, 8 settembre 2018 - Il tesoro è di quelli degni di finire in un film di Indiana Jones, solo che stavolta anziché l’arca perduta c’è un’anfora straboccante di monete d’oro, sesterzi di epoca imperiale per la precisione, rinvenuti non in un tempio maledetto bensì nel pieno centro storico della tranquilla Como, durante gli scavi di un ex-teatro che ha chiuso per colpa della crisi e verrà trasformato in una palazzina con appartamenti e garage. Una storia che non avrebbe nulla di straordinario se il ritrovamento non fosse di quelli eccezionali, un vero e proprio tesoro di cui nell’intera storia dell’archeologia e della numismatica italiana si hanno si è no quattro o cinque precedenti.

«Il valore di questa scoperta? Dal punto di vista archeologico inestimabile, come dal punto di vista economico visto che attribuire un valore a quest’anfora in pietra ollare e al suo contenuto sarebbe come voler attribuire un valore al Cenacolo – sorride soprintendente Luca Rinaldi - Solitamente le monete che conosciamo dell’epoca romana sono di leghe meno nobili, il rame ad esempio che tende a ossidarsi con il trascorrere dei secoli, quelle d’oro sono estremamente rare, men che meno in un simile concentrazione. Per capire l’importanza di questa scoperta considerate che in tutta la città di Milano gli scavi hanno permesso di recuperarne non più di quattro o cinque, queste sono centinaia e tutte in un unico sito». La scoperta è avvenuta mercoledì quando un operaio a lavoro in via Diaz, all’interno di quel che rimane dell’ex teatro ormai completamente sventrato, si è imbattuto nell’urna che venuta alla luce dopo oltre 1.500 anni si è aperta rivelando il suo tesoro.

«Ci siamo immediatamente resi conto del valore eccezionale di questa scoperta - spiega Barbara Grassi, responsabile dell’Area Funzionale Archeologia che per conto della Soprintendenza da mesi segue il cantiere di Como - il sito era già considerato interessante e nelle scorse settimane sono state rinvenute iscrizioni e reperti, nessuno però poteva immaginarsi un simile tesoro». Fondata nel 196 a.C. quando il console Claudio Marcello conquistò il Comum oppidum dopo aver assediato gli abitanti discendenti delle tribù di Celti e Galli, Como divenne in breve tempo un florido centro commerciale grazie al commercio via lago e alla vicinanza con le grandi vie di comunicazione che portavano verso Nord. Le monete d’oro erano custodite in un edificio che non è molto distante da quello che un tempo era il foro della città, custodite in un recipiente di forma inedita che non trova al momento confronti, sono diverse tra loro e alcune risalgono al tardo impero.

«Stiamo lavorando alla loro catalogazione – conclude il soprintendente – con un microscavo all’interno dell’urna. Sembrano molto ben conservate e potrebbero essere state coniate anche a secoli di distanza l’una dall’altra, visto che le monete romane d’oro mantennero immutato il loro valore per tutta la durata dell’Impero proprio per il materiale con cui erano fatte e il loro peso costante. Questa scoperta ci pone molti interrogativi, ad esempio cos’era il luogo in cui le abbiamo trovate: difficile pensare al patrimonio di un privato, un simile tesoro doveva essere a disposizione di un ente o una collettività». Non solo, ognuna delle monete riporta il volto dell’imperatore che le ha coniate e per questo alcune potrebbero essere non solo pezzi unici, ma anche l’unico modo per risalire alle fattezze di personaggi di cui oggi ci rimane a malapena la testimonianza degli storici antichi. Non è un caso che ieri agli archeologi che hanno lavorato a Como sono giunte anche le congratulazioni del ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli. «Non conosciamo ancora nei dettagli il significato storico e culturale del ritrovamento - si è complimentato il ministro - ma quest’area sta dimostrando di essere un vero e proprio tesoro per la nostra archeologia. Una scoperta che mi riempie di orgoglio».