Menaggio (Como) 2 settembre 2018 - «Vogliamo tornare a casa a piedi...». Al termine della serata lo avevano detto chiaramente le due ragazzine di 17 anni vittime, secondo le indagini, della violenza sessuale di branco. «Andiamo a casa a piedi», avevano ribadito ai quattro giovani che di lì a poco sarebbero diventati i loro aggressori. Le due amiche erano all’uscita del bar dove avevano trascorso qualche ora con quei quattro ragazzi, che all’inizio erano sembrati amichevoli. Poi l’invito a salire in auto. Alla fine accettano. Il resto è la ricostruzione di un incubo. Le giovani, in un attimo, si accorgono che i ragazzi non si stanno affatto dirigendo, al contrario di quanto promesso, verso le abitazioni dove stanno trascorrendo le vacanze estive. La vettura, infatti, marcia verso il Lido. L’ansia, l’arrivo alla spiaggetta nel Comune di Griante, l’aggressione: i quattro ragazzi si spartiscono le due giovani. E la violenza sessuale è consumata.

Poi. il dolore. La denuncia. L’indagine. E l’arresto di Nicholas Pedrotti, 22 anni, di Chiesa in Valmalenco, (Sondrio), di Zinabu Muratore detto Zina Jackson, 22 anni, un etiope residente a Claino con Osteno (Como), di Emanuel Dedaj, 21 anni, albanese, residente a Spoleto e di Gheorghe Rotaru, moldavo, 20 anni. Era l’8 agosto, i quattro ventenni stavano festeggiando il compleanno di uno di loro in un bar di Menaggio. È proprio lì che hanno conosciuto le ragazze. Con la scusa dei festeggiamenti, le giovani sono state invitate a bere un drink, e hanno trascorso parte della serata con loro. I ragazzi, poi, avrebbero voluto andare a ballare. Invece il cambio di programma.

Trovata la forza di raccontare, una delle due si confronta con i genitori e il 10 agosto presenta denuncia ai carabinieri, descrivendo ciò che lei e l’amica avevano dovuto subire. Una versione confermata totalmente dall’altra ragazza. La violenza viene anche accertata dai medici dell’ospedale in cui si reca una delle diciassettenni al rientro a casa, nel Varesotto. I carabinieri effettuano le perquisizioni al domicilio di tre dei quattro ragazzi e, almeno per quello che riguarda Pedrotti, ascoltano anche la sua opposta versione dei fatti, che vede le ragazze consenzienti. Una in particolare, quella con cui si apparta per qualche effusione.

Poi, secondo quello che ha raccontato a chi lo ha sentito, si sarebbe allontanato e in spiaggia sarebbero rimaste le diciassettenni con gli altri tre per un’ora. E il giovane sostiene di non sapere cosa sia accaduto in sua assenza. Una versione che potrebbe essere valutata sulla scorta di telecamere di videosorveglianza che potrebbero aver ripreso il suo allontanamento e ritorno. Ci sono questi riscontri? Gli inquirenti tengono il massimo riserbo. Per evitare che i tre ragazzi possano influenzarsi a vicenda nel racconto della serata sono tenuti in celle separate nel carcere di Como. Domani si vedrà se le loro versioni coincideranno o se inizierà un rimpallo di eventuali responsabilità. Nel frattmpo sono in corso le ricerche di Gheorghe Rotaru. Anche per lui esiste una duplice versione: c’è chi sostiene sia rientrato in Moldavia nei giorni immediatamente successivi ai fatti in corso di accertamento, chi dice che è fuggito quando si è reso conto che la situazione stava precipitando e che non necessariamente sia rientrato in patria.