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20 mag 2019

Valsolda, chiesto il giudizio per il medico hard

Diversi i casi di violenza contestati. Era pure finito ai domiciliari

20 mag 2019
paola pioppi
MANI LUNGHE Per tre casi, i più vecchi, sta per scattare la prescrizione
Tre i casi contestati
MANI LUNGHE Per tre casi, i più vecchi, sta per scattare la prescrizione
Tre i casi contestati

Valsolda (Como), 20 maggio 2019 - La denuncia era partita da una delle ultime pazienti, e si era estesa a ritroso, fino a rintracciare una decina di donne che, negli ultimi dodici anni, si erano rivolte a Stefano Pozzi, 48 anni di Valsolda, sostituto medico di base nella zona di Porlezza. Ai carabinieri, tutte avevano raccontato di ispezioni ginecologiche subite per patologie che non richiedevano accertamenti di quel genere. Il medico era finito agli arresti domiciliari il 17 agosto dello scorso anno: ora la Procura di Como ha chiesto per lui il rinvio a giudizio, con l’accusa di violenza sessuale. A breve sarà fissata l’udienza preliminare davanti al giudice, nella quale sarà chiamato a rispondere di sei episodi che sarebbero avvenuti tra 2010 e 2017 nei confronti di altrettante pazienti di età compresa tra 27 e i 57 anni. Per tre casi, individuati tra 2006 e 2008, è stata invece richiesta l’archiviazione, in quanto ormai passibili di prescrizione.

Dopo un periodo passato agli arresti domiciliari in esecuzione della misura cautelare emessa dal gip Maria Luisa Lo Gatto, Pozzi è tornato in libertà, e contestualmente è stato revocato il provvedimento di sospensione dell’Ordine dei Medici, come da prassi in questi casi, in attesa dell’esito processuale. Il medico è accusato di una serie di episodi simili. Si trattava sempre di donne che si rivolgevano a lui con disturbi di vario genere, localizzati nelle zona addominale; in un caso anche semplici informazioni relative a una interruzione di gravidanza. Per tutte, così come emerso dalla rispettive testimonianze raccolte durante le indagini dei carabinieri di Porlezza, la risposta sarebbe stata sempre la stessa: possibile infiammazione alle ovaie e necessità di una ispezione. La denuncia era stata presentata da una paziente visitata a novembre 2017, che prima di rivolgersi ai carabinieri si era confidata con altri due medici. Poi è partita l’indagine ufficiale.

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