Como, 20 agosto 2017 - Anche se è stato riconosciuto responsabile di proselitismo per Al-Qaeda e Isis, tornerà presto libero. Ümit Yuce, il trentaduenne ex agente di sicurezza svizzero, era stato condannato a due anni e sei mesi di detenzione da parte del Tribunale penale federale di Bellinzona, ma tornerà presto libero per i mesi scontati in carcerazione preventiva.

Nel 2015 aveva aiutato Oussama Khachia di Brunello, in provincia di Varese, e l’amico Ylan B. a imbarcarsi su un areo alla volta della Siria per combattere con le truppe del califfo nero. Proprio indagando da quei due foreign fighters partiti da Lugano e morti pochi mesi dopo il loro arrivo durante un raid della coalizione internazionale gli inquirenti, italiani e svizzeri, sono riusciti a risalire a una rete organizzata di reclutatori e fiancheggiatori che si muoveva tra il Nord Italia e il Canton Ticino. A febbraio vennero arrestati due uomini, un cittadino turco e uno svizzero-turco, accusati di essere reclutatori per conto del califfo Abu Bakr Al Baghdadi. Le attenzioni degli inquirenti si concentrarono su Yuce che lavorava in un’agenzia di sicurezza che si occupava del centro rifugiati di Camorino. Lì avrebbe approfittato della sua figura per fare proselitismo tra i rifugiati e spingerli verso l’estremismo. Non solo, Yuce è nato in Turchia ma cresciuto a Lugano ed era tra i frequentatori della moschea di Viganello. Lì avrebbe conosciuto Oussama Khachia e il fratello Abderrahmane, il primo morto in Siria e il secondo arrestato con l’accusa di terrorismo e poi espulso insieme ai genitori, Brahim Khachia e Loumiy Zhour, imbarcati a forza su un aereo diretto a Casablanca per aver appoggiato la radicalizzazione dei due figli.

A questo si aggiungono i legami tra Ümit e Abderrahim Moutaharrik, il campione marocchino di kickboxing condannato per terrorismo internazionale e legami con lo Stato Islamico che si allenava in una palestra di Canobbio, in Canton Ticino, a due passi dal centro migranti dove lavorava il turco. Anche se non ci sono filmati dei due insieme dalle indagini sarebbe emerso almeno un incontro con la moglie di Moutaharrik, Salma Bencharki, anche lei condannata a 5 anni come fiancheggiatrice dell’Isis e colpita da un mandato di cattura internazionale dopo essere fuggita in Siria con marito e figli. Inoltre Yuce sarebbe stato in contatto con Wafa Koraichi, sorella di Mohamed Koraichi, fuggito con la famiglia in Siria e tuttora irreperibile.