Violenza e molestie (Foto di repertorio Germogli)
Violenza e molestie (Foto di repertorio Germogli)

Como, 1 novembre 2014 - L'hanno violentata più volte, minacciandola di far del male alla sua famiglia e al fratellino piccolo. Aggressioni di cui è stata vittima una ragazzina che all’epoca, tre anni fa, aveva 15 anni, e per cui sono stati ieri condannati rispettivamente e 9 anni e a 7 anni e 6 mesi due connazionali, più grandi di lei di 8 e 10 anni. Erano accusati di violenza sessuale, aggravata dall’essere stati in più persone. All’epoca dei fatti, nel novembre 2011, i due avevano 26 e 23 anni, abbastanza per potersi imporre con la forza sulla ragazzina, oltre che con le minacce. A casa di uno dei due, il più grande, con cui la vittima è legata da una parentela, la prima volta la quindicenne è stata attirata con una scusa, ma subito è stata messa in condizione di non potersi sottrarre a un primo tentativo di aggressione. L’ha poi lasciata andare a casa, dietro una serie di minacce per imporle il silenzio, ma pochi giorni dopo la ragazzina è dovuta tornare nell’abitazione, convocata con l’intimazione di ritorsioni verso i parenti, e soprattutto nei confronti del fratello più piccolo. A quel punto, ad attenderla c’erano però entrambi gli imputati, pronti a farle bere alcolici e a stordirla.

Per poi passare alla violenza, nonostante i tentativi della ragazzina di sottrarsi ai due, e le richieste di lasciarla libera. Episodio che si è ripetuto pochi giorni dopo, sempre sotto la minaccia di ritorsioni nei confronti dei familiari, e mettendo in minoranza in ogni modo la ragazzina, non solo con la forza fisica, ma anche somministrandole sostanze che l’avrebbero ulteriormente indebolita. Alla fine, sono stati i genitori a fare denuncia, venuti a conoscenza di ciò che stava accadendo, sono stati loro che fin da subito l’hanno sostenuta, e accompagnata nel percorso, non ancora terminato, di recupero delle conseguenze di quelle esperienze drammatiche. Ieri i due imputati, che ora hanno 29 e 26 anni, sono stati condannati a pene differenti: 9 anni per il più grande, accusato anche del primo episodio, 7 anni e 6 mesi per l’amico. Oltre a questo, il Tribunale Collegiale di Como, nel leggere la sentenza, ha disposto un risarcimento in via provvisionale di 30mila euro per la ragazzina, ora maggiorenne, che fin da subito si è costituita parte civile nel processo, attraverso i genitori quando era ancora minorenne. Una quantificazione della provvisionale, che ha pienamente accolto la richiesta avanzata dal legale di parte civile. I giudici hanno ritenuto credibile i suoi racconti, verificato una serie di riscontri che potevano ulteriormente avvalorare quanto denunciato.