Una manifestazione dei frontalieri
Una manifestazione dei frontalieri

Como, 2 settembre 2017 - Chiede l’immediata applicazione del salario minimo per residenti e frontalieri del Canton Ticino l’Unione sindacale Svizzera, che invoca il rispetto del risultato del referendum approvato ormai un paio di anni fa. «Il Governo non sembra avere fretta di affrontare l’urgenza di questo Cantone – spiega Sergio Aureli dell’Uss-Ti - Intanto i livelli salariali indegni dilagano e si diffonde la povertà. In Ticino, rispetto al resto della Svizzera, i dati riguardanti la disoccupazione giovanile, gli stipendi mediani e le persone in assistenza mostrano una costante situazione di emergenza sociale. Basta creare false lotte tra frontalieri e residenti laddove il problema è puramente salariale, è il datore di lavoro che decide chi assumere. Il tessuto economico prodotto da anni di sgravi fiscali è costituito da troppe imprese che costringono chi lavora a ricorrere agli aiuti sociali per sopravvivere. La collettività e le assicurazioni sociali pagano così le conseguenze dei bassi salari esistenti in questo Cantone».

La speculazione sui livelli delle retribuzioni porta a una spietata concorrenza fra lavoratori, residenti e frontalieri. «I bassi salari creano una progressiva esclusione dei residenti da vasti settori del mercato del lavoro – prosegue Aureli - Se non si limita la corsa al ribasso delle retribuzioni questa dinamica non potrà che peggiorare. Esiste un’opportunità, applicare la sentenza del Tribunale federale sul salario minimo del Canton Neuchâtel che consente ai Cantoni di introdurre un salario sociale che copra il fabbisogno minimo, calcolato in riferimento alle prestazioni complementari. Il Tribunale federale afferma che sotto il minimo salariale sociale si condannano i lavoratori alla povertà. Per il Ticino è possibile fissare questo importo a 21 franchi all’ora (poco più di 18 euro ndr.)». Un provvedimento che nel solo Canton Ticino andrebbe a beneficio di 20.370 lavoratori.