Menaggio (Como), 6 marzo 2018 - Tra le prime grane sul tavolo del nuovo governatore della Lombardia ci sarà la questione sanità in Alto Lago, particolarmente spinosa da quando il Pirellone ha deciso di trasferire le competenze all’Ats della Montagna. Una scelta difficile da comprendere per gli abitanti del lago e delle valli, costretti a prendere la strada della Valtellina tutte le volte che hanno bisogno di cure e trattamenti un po’ più articolati di quelli che possono offrire gli ospedali di Menaggio e Gravedona. Fin dall’inizio contraria alla decisione del Pirellone la Cgil, che adesso si è conquistata anche l’appoggio dei sindaci di molti Comuni dell’Alto Lago. "L’azzonamento determinato da Regione Lombardia è una scelta sbagliata che ha marginalizzato la zona del Lago e delle valli – è il commento perentorio del segretario Giacomo Licata –. Il sistema socio sanitario è un caposaldo del sistema del welfare territoriale e come tale va governato nella logica di rendere più semplice la vita delle famiglie".

A cambiare idea rispetto alla riforma anche il presidente della Comunità Montana Lario Intelvese, Ferruccio Rigola, che a nome dei sindaci della Valle Intelvi ha chiesto alla Regione di fare marcia indietro. "Appena sarà insediata la nuova Giunta – spiega Matteo Mandressi, segretario della Cgil Funzione Pubblica – chiederemo al nuovo governatore di approntare un progetto con termini temporali e modalità organizzative per riportare la rete socio sanitaria territoriale e l’ospedale di Menaggio con Como. In quella fase non si potrà prescindere dal coinvolgimento delle forze sociali".

A criticare il trasferimento, anche i medici, infermieri e personale sanitario che già in passato avevano evidenziato problemi legati agli spostamenti difficoltosi e avevano paventato il ridimensionamento dei due presidi sanitari. Voci sempre smentite dall’Ats della Montagna, ma a quanto sembra secondo i sindacati in questi ultimi due anni il gradimento da parte degli utenti è venuto meno. Addirittura a lanciare l’allarme erano stati anche i veterinari, preoccupati dalla decisione di ridurre il servizio in una zona a forte vocazione venatoria. Per sindaci e sindacati è assolutamente necessario fare al più presto marcia indietro per non rinunciare alla qualità del servizio, anche se il vero interrogativo è se esistono ancora margini di manovra. La riforma prevedeva infatti, oltre al trasferimento di personale, anche quello di strutture e attrezzature. Invertire la rotta anche per questo sarà molto complicato.