Como, 13 dicembre 2016 - Secondo le previsioni più ottimistiche si sarebbe dovuto chiudere entro la fine dell’anno il centro di accoglienza temporanea di via Teodolinda, destinato invece a rimanere aperto ancora a lungo. A preoccupare sono soprattutto i respingimenti operati dalla Svizzera: quindicimila dall’inizio dell’anno, la maggior parte dei quali soprattutto nelle ultime settimane a carico di minori non accompagnati. La situazione sfiora il paradossale: ragazzi somali ed eritrei che in Svizzera si dichiarano maggiorenni pur di non chiedere asilo politico, per non vedersi assegnare un tutore e rischiare di rimanere bloccati per chissà quanti mesi, salvo poi tornare a essere minori e non appena passano il confine di Chiasso. Sono soprattutto ragazzi, diversi dei quali poco più che bambini, i migranti che in queste ultime due settimane sono state riaccompagnate verso l’Italia dalle guardie di confine elvetiche. Un bel problema per la Prefettura e soprattutto per il Comune, costretto secondo la legge a prendersi cura di loro, quando già in città il fenomeno dei minori in affido è sfuggito a ogni controllo negli ultimi due anni.

A tendere una mano a Palazzo Cernezzi ci prova anche il prefetto Bruno Corda, che ha aperto le porte del centro di via Regina anche ai ragazzi, con l’obiettivo di riuscire poi a ricollocarli in comunità protette sul territorio. Nelle ultime settimane una sessantina di profughi hanno accettato di presentare domanda di asilo politico e sono stati destinati ad altre strutture di accoglienza, per molti eritrei invece si sta trattando per ottenere la relocation, come prevedono i trattati internazionali. Alcune famiglie sono state invece assegnate ad alloggi protetti e strutture identificate nei paesi della provincia. Grazie a un accordo con l’Università dell’Insubria entro i prossimi mesi quindici studenti, che partecipano al corso di studi di Mediazione Interlinguistica e Culturale, saranno impegnati al campo di via Regina Teodolinda pe dare una mano ai mediatori. Secondo i dati della Prefettura ogni migrante ospitato nel campo temporaneo costa 25 euro al giorno, ma il vero problema è che lì dentro i profughi non possono rimanerci a lungo. Così il rischio è che molti di loro, che non fanno domanda di asilo politico, siano costretti ad andarsene diventando dei veri e propri fantasmi. Anche per loro questo fine settimana allo Spazio Gloria si terranno due giorni di incontri e dibattiti per elaborare una Carta di Como che aiuti a dare attuazione concreta ai diritti sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e alla Carta di Lampedusa.