A Como il luogo dove cinque mesi fa fu ucciso don Roberto Malgesini
A Como il luogo dove cinque mesi fa fu ucciso don Roberto Malgesini

Como, 28 gennaio 2021 - Dopo cinque mesi anche Como ha deciso di rendere finalmente omaggio a don Roberto Malgesini, il sacerdote ucciso lo scorso 15 settembre in piazza San Rocco proprio da uno di quei senza fissa dimora ai quali ogni mattina portava la colazione. Al “prete degli ultimi”, com’è stato ribattezzato nelle settimane successive, verrà dedicata una via o una piazza in città. A chiederlo è stata una mozione bipartisan firmata da maggioranza e opposizione discussa nel corso dell’ultima seduta del Consiglio comunale. A favore dell’iniziativa hanno votato tutti e trentatré i consiglieri che hanno partecipato alla seduta, l’espressione di un consenso unanime che è mancato, qualche mese fa, quando si trattava di scegliere i nomi per l’Abbondino d’Oro dai quali don Malgesini è stato escluso non senza polemiche. Del resto la maggior parte dei comaschi ha imparato a conoscerlo solo dopo che l’hanno ucciso, probabilmente perché don Roberto aveva poco tempo per parlare e troppo da fare per aiutare i suoi amici senza fissa dimora, un piccolo esercito con la pelle di tutti i colori che, nella ricca Como, dorme e vive in mezzo a una strada. Non è un caso se Papa Francesco l’ha scelto come esempio per la chiesa universale nella Giornata Mondiale dei Poveri, il giusto riconoscimento al “prete degli ultimi” premiato anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con la Medaglia d’oro al Valor Civile che gli è stata tributata postuma.

Don Roberto è stato ucciso alle 7 dello scorso 15 settembre, mentre stava caricando sulla sua Panda il the e il caffè da servire a colazione ai senza tetto che dormono sotto il porticato di San Francesco. Il suo assassino, Ridha Mahmoudi, 53enne tunisino con numerosi decreti di espulsione a proprio carico e ancor più manie di persecuzione, lo ha avvicinato chiedendogli aiuto e poi l’ha aggredito con un coltello. Don Roberto è spirato pochi minuti dopo, ai piedi di un albero che i suoi amici clochard hanno trasformato in un altare, sempre ricolmo di candele, poesie e fiori. Una piazza che tra qualche mese, dopo il voto espresso dal Consiglio comunale, potrebbe anche portare il suo nome, proprio come il dormitorio aperto questo inverno dalla Caritas e dalla comunità pastorale Beato Scalabrini nei locali dell’oratorio, divenuti un luogo di accoglienza per i suoi fratelli più poveri, proprio come lui avrebbe voluto.