Como, 2 gennaio 2017 - La stima è che da Como ne passino cinquecento ogni giorno. Non esistono numeri precisi che possano quantificare con certezza i migranti in transito a Como, ma le persone che cercano ospitalità per la notte, sono all’incirca quelle. In buona parte minorenni non accompagnati, problema che aggrava una situazione già delicata.

Perché il fiume di persone in viaggio verso nord, non cessa. Nonostante lo sbarramento delle Svizzera e l’atteggiamento sempre più restrittivo adottato anche a Como, dove non è più consentito bivaccare per strada soprattutto durante le ore notturne<WC>. Così al campo di accoglienza governativo di via Regina Teodolinda, sono disponibili trecento posti, con la prospettiva di rimanere allestito altri sei mesi. A questo si aggiungono gli ottanta posti del dormitorio Don Guanella, e un centinaio di stranieri raccolti ogni sera dai volontari di don Giusto Della Valle, parroco di Rebbio. I numeri ufficiali dei transiti del 2016, secondo le statistiche tenute settimanalmente dalle Guardie di Confine svizzere, parlano di quasi 33mila persone prive di documenti intercettate oltre confine, soprattutto sui treni fermati a Chiasso. Circa 20mila sono stati restituiti all’Italia, e poco più di 13 trattenuti in Svizzera in accoglimento di richieste di asilo politico o condizioni ostative all’espulsione.

Ogni giorno, la polizia svizzera consegna a quella italiana di frontiera, gruppi variabili di persone, in osservanza della riammissione semplificata. Tuttavia, ciò che sfugge a questi conteggi, già capaci di dare la dimensione di un flusso migratorio che si è decuplicato a partire da giugno scorso, sono i veri transiti clandestini, quelli che stanno imparando a ripercorrere le vecchie vie del contrabbando. Tra Ronago e Novazzano, Drezzo, Mendrisio e Vacallo, Maslianico. Sentieri che si snodano lungo zone boschive, percorsi di notte da piccoli gruppi di gente, seguendo mappe improvvisate. In Svizzera, spesso vengono bloccati grazie a segnalazioni di residenti, che chiamano la polizia impauriti da quel continuo passaggio di stranieri dalle loro case. Sono etiopi, soprattutto, ma anche somali e nigeriani, profughi del Gambia e della Costa d’Avorio.