Centro di raccolta profughi nel Ticinese a Rancate
Centro di raccolta profughi nel Ticinese a Rancate

Como, 16 gennaio 2017 - Il rischio, che sta sotto gli occhi di tutti, e che non ce la facciano a superare la notte. Avvolti in abiti rimediati a casaccio, accucciati tra le macchine parcheggiate lungo le strade, nel tentativo di trovare un riparo per dormire senza assiderarsi, o sotto i porticati degli edifici che proteggono dal vento. Ogni notte tra i cinquanta e settanta migranti giunti Como, in attesa di poter oltrepassare il confine, rischiano la vita. Sono quelli rimasti esclusi dal campo governativo allestito a settembre, che per vari motivi non riescono a entrare: rispetto ai trecento posti disponibili, ultimamente gli occupanti sono meno di un terzo. Gli altri sono distribuiti in un paio di dormitori, e soprattutto per strada, alimentando un dramma che pare irrisolvibile, e che viene costantemente tamponato dai volontari.

La notte tra sabato e ieri, temperatura due gradi sotto zero, gli attivisti di Como Senza Frontiere ne hanno raccolti 77, tra cui sette minorenni e una donna. La sera prima erano stati 71. Li soccorrono con auto private e li portano alla parrocchia di Rebbio, dove don Giusto Della Valle mette a disposizione fino al mattino materassi e una stanza riscaldata. È una piccola rete semplice e ben coordinata, nata alcune settimane fa con il nome «Accoglienza fredda», per scongiurare che i migranti vadano incontro a gravi assideramenti, tali da mettere a rischio la loro vita. Una possibilità tutt’altro che remota. A Como alcune settimane fa un ragazzo minorenne è finito al pronto soccorso in ipotermia. L’aiuto dei volontari è l’unica speranza rimasta per decine di persone provenienti dall’Africa, e arrivate qui senza punti di riferimento. Per vedere i loro volti, bisogna aspettare la notte e le loro richieste di auto.

Quasi invisibili di giorno, quando scende il buio rimangono fermi ai bordi delle strade, in piccoli gruppetti, in attesa di veder spuntare l’auto che, per qualche ora, gli garantirà un po’ di sollievo dalle temperature drammatiche di questi giorni. Altri luoghi in cui portarli di fatto non esistono, perché queste persone si aggiungono ai tantissimi senzatetto di Como, a loro volta accolti da altre reti assistenziali. Nei giorni scorsi si è tenuta una riunione dei gruppi di volontari che la scorsa estate avevano gestito egregiamente, per oltre due mesi, l’emergenza degli arrivi in massa. Coordinarsi tra i diversi punti di vista, trovare spazi disponibili e modalità comuni, non è facile, ma è chiaro a tutti che qualcosa deve essere fatto, in tempi più brevi possibili. Nelle ultime ore, la Protezione Civile ha lanciato un’altra allerta gelo.