Alcuni migranti rimandati in Italia dal valico di Chiasso

Como, 19 dicembre 2016 - Lampedusa, Ventimiglia e Como. È una linea invisibile tra speranza e disperazione quella che unisce queste tre realtà. L’essere divenute, loro malgrado, il capolinea del viaggio di migliaia di migranti le ha rese città scomode, da evitare anche nei discorsi dei politici, che da queste parti non ci tengono troppo a farsi vedere. Se ne sono accorti a Como, dove da gennaio si calcola siano transitati almeno 20mila profughi, la maggior parte dei quali etiopi ed eritrei giunti a partire dal luglio scorso. Ad aiutare gli italiani a far di conto ci hanno pensato gli svizzeri, che dall’inizio dell’anno hanno respinto oltre 15mila persone: ufficialmente, clandestini che non hanno avanzato richiesta di asilo o rifugiati senza il diritto di esserlo. Il sospetto che molti dei riconsegnati a Chiasso fosse in realtà arrivato a Berna e Zurigo dalla Francia non ha neppure sfiorato le autorità elvetiche.

Al confine hanno fretta, anche perché c’è il sospetto che almeno il 40% dei migranti in transito sia minorenne. Su questo a Berna non ci tengono a entrare troppo nei particolari: preferiscono non chiedere e, nel dubbio, rispedire al mittente - o presunto tale -, ben sapendo che l’Italia, in base al Regolamento di Dublino, dovrà farsene carico. E proprio qui iniziano i guai per Como, che negli ultimi mesi si è trovata a dover far fronte a oltre 400 minori non accompagnati, in aggiunta agli altri 553 che risultano a carico dei servizi sociali del Comune: una spesa sul bilancio comunale 2016 pari a due milioni e 660mila euro, solo la metà della quale - nella migliore delle ipotesi - verrà rimborsata da Roma. Se a questo si aggiungono gli 850 richiedenti asilo adulti ospiti nei Cas e nei Cara della città e gli altri 300 alloggiati nel Centro di accoglienza temporanea di via Regina, si comprende come la situazione rischia di diventare davvero esplosiva.

L’ha scritto un mese fa, in una lettera indirizzata a Matteo Renzi, il sindaco Mario Lucini, il quale però non ha ottenuto risposte. In attesa che il nuovo Governo si occupi della posta inevasa, ieri in città si è tenuto un convegno - organizzato dal Coordinamento comasco per la pace e da Como senza frontiere - per discutere di accoglienza e diritti dei migranti con l’ambizione di elaborare un documento ricco, più che di norme, di consigli e proposte concrete. All’inizio dei lavori è stato ricordato il giovane profugo di appena 15 anni che il 10 dicembre scorso, nella Giornata mondiale dei diritti umani, ha tentato il suicidio al campo di via Regina Teodolinda. La buona notizia è che lo hanno salvato appena in tempo, quella cattiva è che quella stessa notte, nelle vie del centro di Como, sono stati contati 74 migranti, comprese sei donne con i loro due figli e altri quattro minori. E l’inverno non è ancora cominciato.