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23 mar 2022

Menaggio, violentate davanti al Lido. Chieste tre condanne dai 6 ai 7 anni

Como, due ragazze denunciarono gli stupri dopo una serata. Gli imputati hanno respinto le accuse

paola pioppi
Cronaca
A fine aprile nel Tribunale di Como verrà pronunciata la sentenza sul caso di presunto stupro
Il Tribunale di Como

I fatti per i quali si sta concludendo ora il processo a loro carico, risalgono alla notte tra l’8 e il 9 agosto 2018, quando due ragazze di 17 anni, in villeggiatura sul lago di Como, avevano denunciato di aver subito abusi sessuali da alcuni ragazzi maggiorenni conosciuti quella stessa sera in un bar. L’indagine aveva portato all’imputazione di Nicholas Pedrotti, 25 anni di Chiesa in Valmalenco, Emanuel Dedaj, 24 anni di Spoleto e Gheorghe Rotaru, moldavo di 24 anni, unico colpito da ordinanza di custodia cautelare e dichiarato latitante ormai da un paio d’anni.

Ieri si è avviato alla conclusione il processo dibattimentale, svolto davanti al Tribunale Collegiale di Como: la Procura ha chiesto 7 anni di condanna per Pedrotti e Rotaru, 6 anni per Dedaj.

La sentenza arriverà a fine aprile, data dell’ultimo rinvio, quando si chiuderà il primo capitolo di questa vicenda. Accusati di violenza sessuale di gruppo, i tre imputati non hanno voluto scegliere riti alternativi, decidendo di lasciare che si formassero davanti ai giudici le prove a loro carico e gli elementi a difesa. Le accuse, formulate dal pubblico ministero di Como Massimo Astori, riguardano l’aggressione avvenuta a tarda ora, nel parcheggio davanti all’ingresso del Lido di Menaggio nei confronti delle due ragazze, all’epoca entrambe minorenni, una delle quali sarebbe stata in "palese stato di inferiorità psichica", dovuta all’eccessivo consumo di bevande alcoliche.

Durante il dibattimento non sono state sentite le vittime, la cui testimonianza era già stata congelata in precedenza in un incidente probatorio, ma entrambe si sono costituite parte civile. Le indagini erano state condotte dai carabinieri di Menaggio, che avevano raccolto le testimonianze di chi, nell’immediatezza, aveva ascoltato i racconti delle due ragazze. Integrate successivamente con i risultati di accertamenti tecnici e altri elementi ritenuti indiziari. Da parte loro, gli imputati si sono sempre difesi, sostenendo che non c’era stata alcuna violenza.

 

 

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