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18 gen 2022

Maslianico, continua a prescrivere farmaci: nei guai il medico fermato da Ats

Contestati una decina di casi a una dottoressa di 58 anni. E per lei spunta anche l’accusa di furto di gasolio: sotto la lente tre episodi

paola pioppi
Cronaca
Sotto la lente della Procura le prescrizioni mediche e i ricettari utilizzati dopo la sospensione
Sotto la lente le prescrizioni mediche seguenti la sospensione (Archivio)

Maslianico - La prima segnalazione in Procura era giunta per un presunto utilizzo di ricettari medici per prescrivere farmaci, nonostante la revoca dall’incarico di "medico di assistenza primaria" da parte di Ats Insubria. Ma poi per Maria Colavita, medico di 58 anni domiciliata a Maslianico, si era aggiunta un’altra accusa: furto aggravato di gasolio al distributore vicino a casa. La donna era stata infatti riconosciuta dagli stessi gestori della stazione di servizio di via per Cernobbio, come la cliente che per tre volte aveva fatto rifornimento, allontanandosi senza pagare. Il 22, 27 e 28 novembre 2018, non avrebbe pagato rispettivamente 12, 21 e 39 euro, mettendo in moto l’auto e andandosene invece di andare alla cassa a saldare il conto.

Ma la quarta volta i gestori, che la stavano tenendo d’occhio, erano riusciti a impedirle di fare gasolio, prendere la targa e chiamare i carabinieri. Per questi furti comparirà davanti al giudice a febbraio, mentre l’altra accusa è stata in parte ridimensionata. A giugno scorso i carabinieri di Cernobbio avevano svolto una perquisizione nella sua abitazione, a fronte di una iscrizione sul registro degli indagati con le ipotesi di truffa aggravata ai danni dello Stato, e "falsità ideologica in certificati commessa da esercenti in servizio di pubblica necessità", per aver utilizzato il bollettario del Servizio Sanitario Nazionale per prescrivere farmaci, nonostante la revoca dall’incarico di "medico di assistenza primaria" da parte di Ats Insubria.

Sollevata dall’incarico in quanto priva di uno studio professionale nel quale esercitare l’attività convenzionata con la sanità pubblica, in quel periodo avrebbe più volte comunicato l’avvio di altri ambulatori a Cernobbio e Maslianico, risultati in realtà semplici appartamenti presi in locazione. Durante la perquisizione, erano stati trovati due dei venti blocchetti ricettari rilasciati da Regione Lombardia, non restituiti e utilizzati anche in data successiva alla decadenza della convenzione. Le indagini hanno portato ad accertare che in parte quei ricettari erano stati utilizzati quando la sospensione ancora non le era stata comunicata, e per questi è stata archiviata. Ma in una decina di casi - per i quali potrebbe essere chiesto un decreto penale di condanna - sarebbero stati emessi successivamente.

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