Ignazio Saporito
Ignazio Saporito

Como, 1 dicembre 2017 - Il Natale è appena fuori dalla sua finestra, si indovina nei riflessi delle luminarie che sono già accese e nel brusio dei previdenti che hanno già iniziato la loro corsa ai regali. Un assedio di risate e canzoncine che possono far male a chi anche in questi giorni vive con la disperazione nel cuore. Lo sa bene Ignazio, rintanato nell’appartamento che il Comune gli ha messo a disposizione in via Milano, in quella che per lui è diventata una gabbia da percorrere, avanti e indietro, in croce sulla sua sedia a rotelle.

«Non ce la faccio più – spiega con la voce rotta dal pianto – è tutta la vita che lotto e adesso sono rimasto solo. Devo faticare per farmi riconoscere ogni cosa e tutte le volte si ricomincia da capo. In Italia noi disabili siamo gli ultimi degli ultimi, contiamo talmente poco che anche adesso che i politici in tv si sperticano di promesse di noi non si ricorda mai nessuno». Eppure la felicità di Ignazio Saporito – 48 anni e due amputazioni alla gamba sinistra subite tredici anni fa in seguito a un incidente – costerebbe relativamente poco: 900 euro, il costo del cuscino anatomico di silicone che potrebbe permettergli di tornare a camminare utilizzando la sua gamba artificiale. «Io però quei soldi non li ho e l’Asl di Como (l’Ats dell’Insubria, ndr) dice che me la devo pagare da solo perché non è una spesa a carico loro». Così la gamba di Ignazio da due mesi è appoggiata al muro e il suo umore diventa ogni giorno più nero. «Ho fatto tanti viaggi avanti e indietro in treno per quella protesi, fino a Budrio in provincia di Bologna dove sono i più bravi d’Italia. Siccome ero a carico dell’Asl mi guardavano male, stanno più simpatici quelli dell’Inail che paga meglio e prima. Anche tra gli invalidi c’è la serie A di quelli che hanno le protesi in titanio leggere e flessibili, poi c’è la serie B che deve accontentarsi delle gambe di vecchia generazione. La mia quando me l’hanno data pesava un accidenti ed era rotta sul ginocchio, dovevo tirare una corda per piegarlo. Però era un’altra vita rispetto alla carrozzina, per questo negli anni ho speso un po’ dei miei soldi per migliorarla e l’anno scorso mi sono comprato lo stinco di titanio. Ho rinunciato a tutto, anche alla macchina, ma la gamba quella no. Almeno fino a ora».

Senza la cuffia in silicone la protesi è inservibile, il moncherino di Ignazio che ha subito un’amputazione poco sopra il ginocchio finirebbe per sfregare. «L’ultima volta, due anni fa, l’Asl di Milano me l’aveva riconosciuta, ma ormai quella è consumata e a Como dicono che non ne ho diritto. Sono disperato, da due mesi non esco più di casa. Percepisco una pensione di invalidità di 300 euro e riesco appena a vivere, sono iscritto anche alle liste del collocamento ma nessuno vuole offrire un lavoro a un invalido». Ironia della sorte l’ultimo era stato proprio all’Asl di Como, a inserire i dati nel computer in sede e poi al canile di Tavernola. «Mi facevano lavorare per cinque mesi poi mi lasciavano a casa e mi richiamavano qualche mese dopo. Avanti così per tre anni, poi nulla. Adesso sono rimasto solo al mondo e la mia situazione è peggiorata. Chiedo solo di poter tornare a camminare».