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15 dic 2021

Veri Green pass rubati e rivenduti: anche due comaschi nella rete

I documenti venivano realizzati violando i sistemi sanitari regionali e passavano al vaglio delle App di sicurezza

I documenti erano in grado di resistere anche ai controlli
I documenti erano in grado di resistere anche ai controlli

Erba (Como) - Green pass autentici, prodotti con metodi fraudolenti e divulgati attraverso una rete estesa in tutta Italia. Hanno coinvolto anche due comaschi le 40 perquisizioni e i 67 i sequestri preventivi effettuati nell’ambito dell’indagine partita da Napoli, relativa alla messa in commercio di green pass falsificati. Documenti che erano in grado di resistere anche ai controlli svolti con le apposite app di verifica, grazie a una caratteristica fondamentale: venivano realizzati violando i sistemi sanitari regionali, e in particolare sfruttando i canali di accesso messi a disposizione delle farmacie per inserire i codici dei tamponi e dei vaccini effettuati, e generare così il green pass.

La polizia postale ieri mattina ha perquisito l’abitazione di I.E., 49 di Erba, e di una donna di 34 anni residente a Canzo. Il primo indagato dalla Procura di Napoli con l’ipotesi di aver fornito il suo Spid ad altri soggetti coinvolti nell’indagine con ruoli più operativi, per consentire l’inserimento “massivo” nel portale Sinfonia – il sistema informatico della Regione Campania - di dosi vaccinali in realtà mai somministrate. Generando così i green pass autentici contenenti parametri falsi. Ma il coinvolgimento di Errichiello, tale da creare i presupposti per la perquisizione, si baserebbe anche su frequenti contatti telefonici con i soggetti centrali all’organizzazione, e dai riscontri emersi allo stato attuale delle indagini. La donna sarebbe invece un’acquirente di green pass falso. La polizia ha cercato nelle rispettive abitazioni, dispositivi elettronici e informatici, telefoni e ogni possibile elemento che potesse testimoniare modalità di creazione e diffusione dei documenti falsi.

Fondamentalmente, secondo quanto ipotizzato finora, le credenziali di accesso al sistema venivano acquisite soprattutto con sofisticate tecniche di phishing, attraverso email che simulavano quelle istituzionali del sistema sanitario, inducendo i titolari a collegarsi a un sito web, anch’esso falso, perfettamente identico a quello del sistema sanitario. In altri casi, i falsi green pass risultano prodotti ricorrendo a servizi di chiamata VoIP internazionali: il farmacista inconsapevolmente installava nel proprio sistema un software di assistenza a distanza, consentendo il controllo da remoto del computer. Ora i falsi green pass individuati sono stati disabilitati, in modo da impedirne ogni ulteriore utilizzo.

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