Frontalieri
Frontalieri

Como, 27 novembre 2019 - Poveri frontalieri , non li lasciano in pace neppure a Natale. Mentre il resto dei lavoratori sta già pregustando l’arrivo della tredicesima per loro si profila un taglio sullo stipendio, sotto forma di decurtazione degli assegni familiari. Oggi in base alla legge Svizzera ogni lavoratore, indipendentemente dalla sua residenza, ha diritto a un assegno pari a 200 franchi al mese per ogni figlio (182 euro) fino all’età di 16 che sale a 20 in caso di malattia, disabilità o inabilità.

Al Consiglio Nazionale, l’equivalente del nostro Parlamento, è già pronta una proposta di legge a firma della parlamentare dell’Udc, Verena Herzog, per chiedere che gli assegni familiari vengano versati in maniera corrispondente al potere di acquisto, come accade per la disoccupazione. La cura dimagrante dovrebbe essere pari ad almeno 100 franchi (91 euro) a figlio. «Attualmente vengono pagati ogni anno circa 420 milioni di franchi che dalla Svizzera finiscono nello spazio Ue – spiega Verena Herzog - Con la parificazione del potere d’acquisto, queste persone non verrebbero svantaggiate o trattate altrimenti, verrebbe semplicemente corretto un chiaro favoritismo. Nel contempo chiediamo di introdurre un supplemento di 100 franchi destinato a bambini e ragazzi domiciliati in Svizzera, per compensare la riduzione del potere d’acquisto».

La parlamentare dell’Ue non ce l’ha solo con i frontalieri italiani che secondo l’ultima statistica hanno raggiunto nel solo Canton Ticino quota 67.900, 38mila dei quali varesini, ma con l’intera categoria che conta in tutta la confederazione 325.291 lavoratori la maggior parte dei quali provenienti da Germania e Francia. «È vergognoso e impensabile che si proceda con una decurtazione di un diritto acquisito dei lavoratori, nel nome di una redistribuzione interna che sa tanto di discriminazione – la replica di Angelo Orsenigo consigliere regionale del Pd che insieme al collega Samuele Astuti ha sollevato il problema - È evidente che i nostri frontalieri andrebbero a perderci e, se il calcolo di 100 euro in meno è corretto, poco o tanto che incida sul loro stipendio, a seconda della categoria professionale, è palesemente un’ingiustizia: lavorano allo stesso modo e le stesse ore dei colleghi che sono svizzeri o risiedono oltre confine. È come se noi pretendessimo di alzare i prezzi dei prodotti dei nostri supermercati dove i ticinesi vengono a fare la spesa».

Il tema verrà affrontato nella prossima riunione della Commissione speciale per i rapporti tra Lombardia e Confederazione Elvetica dove si discuterà anche della Zona Economica Speciale da istituire lungo la fascia di confine, votata ieri al Pirellone e inserita nel Documento di Economia e Finanza Regionale approvato con una maggioranza di 40 voti. La richiesta verrà sottoposta Parlamento che ha la potestà di individuare delle zone in cui introdurre sgravi di natura fiscale, ma anche speciali criteri di semplificazione normativa e burocratica. Oggi in Italia ci sono tre Zone economiche speciali riconosciute in Calabria, Campania e nell’area ionica tra Puglia e Basilicata, si tratta di aree dove sono previste riduzioni sull’imponibile per le aziende fino a 50 milioni di euro di fatturato. Un provvedimento simile era stato richiesto già due anni fa per la zona a ridosso del confine delle province di Como e Varese, all’epoca del Governo Gentiloni che però non aveva preso in considerazione la proposta appoggiata anche dalle associazioni di categoria. «Chiediamo al Parlamento e al Governo di valutare l’ipotesi e fare delle stime sui costi del provvedimento», conclude Angelo Orsenigo del PD.