padre violento nei guai
padre violento nei guai

Ponte Lambro (Como), 2 dicembre 2020 Una volta aveva afferrato la sua bimba di tre mesi per un pannolino, facendola penzolare fuori dal balcone. Un’altra l’aveva avvolta nelle lenzuola fin quasi a soffocarla. Ma sono solo alcuni dei gravi episodi di maltrattamento a cui un uomo di 42 anni ha sottoposto sua figlia, picchiando e aggredendo la madre che cercava di difenderla. Ieri è stato rinviato a giudizio dal gup di Como Laura De Gregorio, su richiesta del pubblico ministero Antonio Nalesso. Le condotte di maltrattamenti e lesioni di cui è accusato sarebbero avvenute tra 2017 e 2018, quando la bimba aveva pochi mesi di vita, e sono finite ora davanti al giudice. Ma nel frattempo l’uomo era stato arrestato per un’altra grave vicenda, per la quale si trova in carcere. Ieri, in videocollegamento, ha scelto di andare a processo, con inizio fissato a luglio: in una memoria depositata dal suo avvocato, ha cercato di difendersi, e di negare le accuse che gli sono state rivolte dalla compagna, madre della piccola.

La prima aggressione sarebbe avvenuta a giugno 2017, quando la bimba aveva un mese di vita, ed era stata stretta all’interno di un lenzuolo, mentre minacciava la compagna di non avvicinarsi. Ad agosto, durante una discussione, aveva preso la neonata facendola penzolare dal balcone, mentre gridava che l’avrebbe ammazzata, gettandola poi sul materasso con forza, fino a farla vomitare. Conseguenze che si erano protratte per giorni, e per le quali era stata portata dal medico. Qualche tempo dopo, quando aveva dieci mesi, l’aveva lavata con acqua ghiacciata, mandandola in ipotermia.

Tutti episodi durante i quali la compagna riceveva botte e minacce, quando disperatamente cercava di difendere la bimba e di strapparla dalle mani del padre. Più volte la donna – che ora si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Ivana Anomali - è finita in pronto soccorso per i traumi causati dalle percosse, fino a decidersi a sporgere denuncia, rendendosi conto che le violenze dell’uomo non si sarebbero arrestate e che non era gestibile. All’epoca i maltrattamenti erano cessati con l’arresto del quarantaduenne, per un reato commesso fuori provincia, ma ora si trova a dover rispondere di queste nuove accuse, che il magistrato gli contesta con l’aggravante di essere state commesse in danno della figlia piccola.