Il cantiere infinito

Como, 28 febbraio 2018 -  A mettere un po’ di ordine, finalmente, sulla telenovela infinita del cantiere delle paratie ci ha pensato il Tar di Milano, non con una ma addirittura tre sentenze che danno ragione a Palazzo Cernezzi e alla Sacaim e torto alla Provincia che nella primavera del 2016, pochi mesi dopo lo stop informale al cantiere da parte dell’Anticorruzione di Raffaele Cantone, chiese al Comune di abbattere opere realizzate e mai autorizzate sul lungolago.

Una querelle che contribuì a paralizzare ulteriormente il cantiere sul lungolago, dove a onor del vero già da anni i lavori si erano fermati. Adesso dire che la Provincia aveva torto e il Comune ragione ci hanno pensato i giudici del Tribunale Amministrativo di Milano, con tre sentenze perentorie nei loro effetti anche se dai toni concilianti dal punto di vista del diritto, in cui sostengono che l’errata valutazione di Villa Saporiti è stata dettata più da un eccesso di zelo più che da una errore di fatto.

Sul lungolago insomma c’erano delle cose che non c’entravano con la terza variante e non erano mai state autorizzate, ma siccome il cantiere non era ancora finito secondo il Tar c’era la legittima attesa che sarebbero state sistemate o rimosse. Una decisione che riporta la pace tra Comune e Provincia, visto quest’ultima difficilmente potrà impugnare la sentenza di fronte al Consiglio di Stato da quando la titolarità del cantiere è passata alla Regione, per decisione del presidente Roberto Maroni.

Di sicuro a Palazzo Cernezzi questo pomeriggio sono stati in tanti ad avere un buon motivo per sorridere, soprattutto gli ex-dirigenti Pietro Gilardoni e Antonio Ferro, sul banco degli imputati insieme a Sacaim e all’ex sindaco Mario Lucini per l’inchiesta della Procura di Como che aveva preso spunto anche dal provvedimento della Provincia, ora dichiarato decaduto dal Tar.