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1 ago 2022
daniele de salvo
Cronaca
1 ago 2022

Como, dopo anni di spreco è il centro più virtuoso

1 ago 2022
daniele de salvo
Cronaca

di Daniele De Salvo

Là dove c’era erba in riva al lago ora c’è una città. Più del 30% del territorio di Como è cementificato. A Como risultano urbanizzati 1.200 ettari di terreno. È come se 1.200 campi da calcio nel corso del tempo fossero stati trasformarli in case, palazzi, centri commerciali, capannoni, strade e parcheggi. Solo Milano con il 58% di superficie urbanizzata e Bergamo e Brescia con il 44%, sono più urbanizzate. Rispetto a quanto avvenuto altrove però a Como nel 2021 si è costruito molto meno: il consumo di suolo è aumentato solo di 2 ettari e dello 0,26% ispetto al 2020.

Per questo i ricercatori di Ispra, che è l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, hanno consegnato a Como la prima edizione del premio "Comune risparmia suolo". Complessivamente in tutta la provincia di Como nel 2021 sono stati consumati poco meno di 16 ettari, che hanno portato a 156 Km quadrati la superficie provinciale totale urbanizzati, cioè il 12% del territorio. In provincia di Varese risulta urbanizzato il 21% del territorio pari a 25mila ettari; in provincia di Sondrio il 2,6 per 8.500 ettari; il 31%, cioè 50mila ettari, a Milano; il 12% pari a 32mila ettari a Bergamo; il 10% per 50mila ettari a Brescia; il 9,5% per 28mila ettari a Pavia; il 10% per 18.500 ettari a Cremona; il 10,6% pari a 25mila ettari in provincia di Mantova. "Con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, e una velocità che supera i 2 mq al secondo, il consumo di suolo nel 2021 sfiora i 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno – spiegano da Ispra -. Il cemento ricopre 21.500 km2 di suolo nazionale".

Tra il 2006 e il 2021 il Belpaese ha perso 1.153 km2 di suolo naturale o seminaturale. La Lombardia, con 883 ettari di cementificazioni in più, è in testa alla classifica. Tra i maggiori divoratori di terreno ci sono poli logistici e impianti fotovoltaici. Che però sono considerati strategici per il futuro energetico dell’Italia. E in futuro godranno di un trattamento urbanistico più favorevole.

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