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22 feb 2022

Cernobbio, operaio precipitato a Villa d’Este: a processo i quattro datori di lavoro

L’accusa: omicidio colposo per la mancata sicurezza in cantiere. Si torna in aula ad aprile

22 feb 2022
paola pioppi
Cronaca
Quattro a processo per la morte dell’operaio precipitato
Quattro a processo per la morte dell’operaio precipitato
Quattro a processo per la morte dell’operaio precipitato
Quattro a processo per la morte dell’operaio precipitato

Cernobbio (Como) - Per la morte di Ezio Pallais, operaio di 58 anni di Aosta, precipitato dalla parete di roccia che racchiude un lato del parco di Villa d’Este il 25 gennaio 2019, sono finite a processo quattro persone, ma l’unica parte offesa che ha chiesto di costituirsi, è l’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro. La moglie e il figlio della vittima, già risarciti, sono infatti esclusi dal dibattimento, ma alla prima udienza, si sono presentati i legali dell’Associazione chiedendo la costituzione di parte civile. Il giudice Cristiana Caruso ha rinviato l’udienza ad aprile, per valutare tale richiesta, e per cominciare a sentire i primi testimoni. A processo sono comparsi i datori di lavoro Fabrizio Colombo, 43 anni di Prata Camportaccio della Ecoval, e Mauro Fiou, 61 anni di Aosta, il coordinatore della sicurezza Angelo Merlino, 57 anni di Cornegliano Laudense, provincia di Lodi, e il committente dei lavori del cantiere di Cernobbio, Danilo Zucchetti, 56 anni di Rho.

Sono tutti accusati di omicidio colposo in concorso, in relazione all’adozione delle misure di sicurezza del cantiere: in particolare, il mancato uso della doppia fune e la predisposizione di una squadra di lavoro composta da almeno tre persone, una delle quali con mansioni di sorveglianza. Pallais, rocciatore per conto della ditta Ecoval, stava lavorando sulla parete all’interno del parco di Villa d’Este. Assieme a un collega, doveva eseguire il tracciamento dei punti su cui sarebbero stati posizionati i fori di armatura per il fissaggio di una rete contenitiva su un ammasso roccioso. I due si sarebbero calati utilizzando una sola fune, anziché le due separate previste per questo genere di operazioni, che la vittima avrebbe fissato a un unico punto di ancoraggio, e senza indossare la protezione anticaduta che aveva in dotazione. Precipitando per una trentina di metri.
 

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